CALDERA – Holy word to unholy species

Davvero forti i Caldera, band proveniente da un paese non così prolifico come la Francia. Non a caso il gruppo è nato a Nancy nel 2001 dall’idea di KriKri (chitarra), Fly (basso), Claude (chitarra) e Kristin, batterista degli storici Carn, pionieri dell’heavy psych francese.
Con l’ingresso in line up di Matt alla voce (boss della Waterdragon Records nonché membro dei Low Vibes, altra formazione di spicco del panorama stoner transalpino) le cose sembrano finalmente girare per il verso giusto. Viene ri-registrato il primo demo strumentale “Bison skull” e oggi è la volta di questo “Holy word to unholy species”. Cinque brani di potente e sanguigno stoner doom, ricco di echi hard rock settantiani e caratterizzato da un songwriting spigliato e carico di groove.

La produzione lascia a desiderare in qualche punto ma l’energia sprigionata compensa ampiamente tale lacuna. Lo dimostra il brano che apre le danze, “Silent prayers”: un riff grasso si estende e si contorce per sette bollenti minuti di heavy psichedelia con i fiocchi, dove i punti distintivi sono chitarre fumose, vocals ruvide ed una base ritmica sempre versatile. La successiva “Six feet under” ha un andamento cadenzato che bilancia la suadente melodia vocale di Matt, mentre “Hard to find” è una traccia strumentale in stile Karma To Burn, con in più una pesantezza al limite del metal.

“Earth blues” continua sullo stesso stile ma con una maggiore direzione hard stoner, quasi un tributo agli anni ’70 rivisto con il piglio heavy dell’ultimo decennio. A chiudere il cerchio ci pensa infine “Sinister purpose”, cover (ancora strumentale) dei Creedence Clearwater Revival appesantita a dovere attraverso fuzz e ritmiche ultracorposi.

“Holy word to unholy species” si rivela un ottimo viatico per il futuro dei Caldera. Migliorata la registrazione e con un pizzico di personalità in più la Francia potrà finalmente trovare la sua band capofila.

Alessandro Zoppo