CAMION – A Serenade for Yokels

Una serenata per tutti i bifolchi all’ascolto. È questo “A Serenade for Yokels”, atteso ritorno dei Camion. Registrato nello studio Hombre Lobo di Roma da V Fisik (Inferno), l’album esce esclusiavamente in formato digitale e disponibile per l’ascolto in streaming su Soundcloud sotto licenza CreativeCommons. Scelta saggia, anche perché a causa di varie vicissitudini il disco è rimasto nel limbo delle uscite mancate per oltre un anno. E sarebbe stato un peccato non poterlo assaporare in tutta la sua perversa potenza. Le sette tracce del lavoro ci sputano addosso 35 minuti di brutalità ammaliante: un rozzo, estremo, coinvolgente pastone di sludge core, southern, rock’n’roll dannato e heavy riff sound. Black Label Society, Entombed del wolverine blues, Roadsaw, Motorhead e Alabama Thunderpussy si affrontano in un’orgia di suoni che faranno la gioia di chi nella vita vede birra, moto veloci e camicie da boscaiolo.I riff di Federico sono luridi e groovy come la sua voce; Viola (basso) e Tiziano (batteria) reggono bene l’impatto devastante pompando le ritmiche al massimo. Ne sono lampante dimostrazione i primi due brani, “Route 666” e “Here Comes the Cadillac”, eloquenti sin dai titoli. A variare sulla formula – per chi fosse suscettibile… – ci pensano “Here Comes the Harley” con il suo hammond bollente (opera di Jimmy degli Inferno), le vocals dall’oltretomba cibernetico-etilico di “Can a Truck Splat a Lollypop” e la lentezza pachidermica unita a toni country folk da sbronza finita in omicidio della title track. Insomma, “A Serenade for Yokels” è il disco ideale per buzzurri barbuti e aspiranti serial killer.
Ingresso riservato ad alcolizzati ed ignoranti. Astenersi educati e perditempo.

Alessandro Zoppo