CANDLEMASS – King Of The Grey Islands

Ennesima puntata della telenovela Candlemass. Fuori Messiah Marcolin dentro Robert Lowe. Ennesima dipartita per il monaco dunque, personaggio carismatico e dalla voce inconfondibile, lirica ed evocativa come nella migliore tradizione epic doom. Ma il suo sostituto non è uno qualsiasi, stiamo parlando del singer degli americani Solitude Aeturnus, la cui espressività dietro al microfono non ci farà rimpiangere la statica bravura dell’ex frontman italo-svedese. Lavoro oscuro e ispirato, possente e sulfureo, una spanna sopra al precedente album omonimo.Un arpeggio decadente ci fa da Cicerone introducendoci nei meandri delle isole grigie, scenari pregni di desolazione e solitudine, in cui la band svedese si muove a meraviglia. Partenza decisa ed azzeccata con “Emperor Of The Void”, ottimo tiro e posizione perfetta nella tracklist, come a dimostrare che i Candlemass sono tornati alla grande. Straordinaria la carica emotiva sprigionata da “Devil Seed”, con il suo incedere austero e d’impatto, stesse coordinate utilizzate in “Of Stars And Smoke”, in cui affiora maggiormente l’elemento epico. Più si va avanti con l’ascolto del disco e più ci accorgiamo che tutto è al posto giusto, che i pezzi sono dei ritratti perfetti, che la voce è fantastica e che i suoni sono grandiosi. L’ennesima dimostrazione arriva con “Demonia 6”, maestosa e suadente, accostabile per mood e intensità alla bellissima “Clearsight”. Si presentano plumbee come i cieli del Nord le affascinanti “Destroyer” e “Man Of Shadows”, un tocco di oscurità in più nella dimora del Re. Un breve intermezzo strumentale ci introduce nell’atto conclusivo dell’opera: “Embracing The Styx”. Oltre otto minuti di doom magistrale, con la sua coda malinconica e sognante, degna conclusione di un disco che segna un nuovo punto di partenza nella lunga e travagliata storia dei Candlemass.

Davide Straccione