CARBON PARLOR – Riff heavy, rock ready

Provenienti da Milwaukee, nel Wisconsin, i Carbon Parlor sono nati dalle ceneri dei Roast e hanno fatto molta gavetta suonando in lungo ed in largo per gli States. I complimenti e le lodi di gente come Brian Cox (batterista degli Alabama Thunderpussy) hanno spinto i quattro (Dave Cortez alla batteria, Cameron Kellenberger alla voce, Steve Sheppard alle chitarre e John Murphy al basso) all’esordio sulla lunga distanza con questo “Riff heavy, rock ready”.
I 7 brani qui presenti sono un interessante antipasto per il futuro immediato del gruppo. L’offerta prevede ampie dosi di heavy stoner rock melodico e roccioso, con tentacolari influenze targate Kyuss e aspri spiragli southern. Nulla di eccezionale a dire il vero, la produzione è piuttosto piatta e l’originalità non è ai massimi livelli, ma per un gruppo al debutto la via tracciata è quella giusta. A parte “Devastator” e la latina “Friday night”, intro e outro che strutturano in maniera circolare il dischetto, le altre cinque composizioni sono coinvolgenti e ben suonate.

Spiccano su tutte per brillantezza e fascino armonico “The show must go on” e “Birds of prey”, caratterizzate da vocals roche e possenti e da un riffing assassino. “The crutch” ha un groove selvaggio e un chorus azzeccato, ma si perde in un’esecuzione sin troppo prolissa. “Unbridled taste” è una lunga cavalcata che abbraccia vari spettri sonori, dalla ballata malinconica all’heavy rock più sanguigno: esperimento abbastanza riuscito, senza alcun dubbio. Prima del congedo definitivo, “The attraction of saints and angels” aggira l’ostacolo della ripetitività con intelligenti rallentamenti e riff ciccioni.

La strada è stata aperta, ora i Carbon Parlor devono solo lavorare per asfaltarla e renderla più agibile. Gli attrezzi ci sono, servono un po’ di capacità distintive per migliorare.

Alessandro Zoppo