CARCHARODON – Macho Metal

Nello sludge l’Italia potrebbe avere il suo gruppo culto, imbastardito da marce frequentazioni brutal/death/speed metal e stoner rock: i Carcharodon. In verità in quanto a nefandezze e maniacale ‘attenzione’ agli aspetti più turpi e depravati, il nostro paese vanta già una sua tradizione discografica scellerata, però “Macho Metal” è di fatto il primo full-lenght ufficiale che porta questo filone in lidi paludosi e desertici, se si escludono i tre demo editi a partire dal 2005: “Kamasutra”, “Pelvis” e l’osannato “Las Fecas”…Il trio, che prende il nome dal più grande squalo vivente, calca la mano sull’humor sarcastico e si dice ossessionato da donne, birra, country-blues e death metal old school, citando tra i propri idoli Zakk Wylde, Carnivore, ZZ Top, Entombed, Kaptain Sun, Down, Bongzilla, Clutch, Lynyrd Skynyrd e Obituary: un saporito calderone in putrefazione insomma, da somministrare a volumi letali. Scelte iconografiche a parte, musicalmente si fa sul serio, il groove animalesco è bello carico senza standardizzarsi, e passa dagli assalti brutal/motorhediani (con retroterra di Carnivore, Sodom e compagnia bella) di “Squirtqueen” e “Mummified” – in cui facciamo la candida conoscenza del bassista Pixo, voce ‘seriale’ al pari di omologhi colleghi in gruppi brutal come Morbus e Decapitated – allo sludge stregonesco di “The Snail” e “Leather Alligator”, riletture sufficientemente personali dei maestri Iron Monkey e Raging Speedhorn, e non ultime le sfuriate country-punkoidi di “Zombie Rodeo” (chissà se i nostri ascoltano anche Butthole Surfers e Daddy Longhead).
I brani migliori sono comunque quelli stoner, ossia “Putrid Hip Motion”, insudiciato tabernacolo sudista, la bellissima “Chromeland”, fumante e canicolare trip motociclistico da resuscitati vivi (la vetta dell’album), e la finale “Behind The Sun” che associa, a riff ultra cavernosi alla Cavity, scarnificati orizzonti psych di tutto rispetto.
Complimenti ai Carcharodon e io vado a risentirmelo.

Roberto Mattei