CARCHARODON – Roachstomper

I Carcharodon tornano con “Roachstomper” a proporre la loro mistura alcoolica di death’n’roll, stoner e doom chiamata “Macho Metal”, senza cadere nel banale nonostante la massiccia dose di bifolcaggine che riescono a trasmettere! Il sound si è evoluto, con l’aggiunta in lineup di Max, chitarrista con forti influenze country: la band alterna in modo egregio momenti di pura ebrezza redneck a violenza gratuita, con picchi davvero esaltanti di cafonaggine e altri di trascendenza, che cozzano insieme tanto da starci egregiamente. L’album si apre con “Stoneface Legacy”, che presenta in tutta onestà l’andazzo di gran parte dell’album: riff che smuovono montagne, follia, svarioni da postsbornia. “Pig Squeal Nation” e “Adolf Yeti” sono i brani più maleducati di tutto il lavoro, e dobbiamo ammetterlo, è tanta l’impazienza di vedere come scatterà l’ignoranza quando eseguiranno dal vivo BREEEBREEEBREEEBREEE!!.Quando arriva “Beaumont, Tx” ci si rende conto di non essere davanti ad un gruppo di alcoolizzati senza cervello, bensì a dei musicisti dalla personalità molto ispirata. La vera hit del disco è però “Jumbo Squid”: divertente, strana – perché strana è strana – e diretta, senza contare accenni di country in mezzo a tutto ciò che ci si può trovare miscelato. “Marylin Monrhoid” è il pezzo più simpatico, vi lascerà sulle spine dopo attimi esilaranti dove qualcuno improvviserà un rodeo finendo con le palle fracassate da qualche parte a causa di qualche bravata alcoolica. “Chupacobra” è un ottimo interludio tra due pezzi molto divertenti come il precedente ed il successivo “Burial in Whiskey Waves”, momento davvero glorioso, condotto da un filo di ironia alcoolica e chiuso da misteriosi gabbiani.
Il pestascarafaggi si avvia alla chiusura con “Alaska Pipeline” e “Voodoo Autopsy”: la prima è una bella sfuriata rapida e dolorosa; la seconda un impeto di puro calore sudista. “The Sky Has No Limits” è la traccia perfetta per chiudere un album come questo, dalle mille sfaccettature. Riff che spostano montagne, radici blues, whiskey qua e là, ma anche molto altro! Non ci resta che un solo consiglio: godetevi questo disco!

Gianmarco Morea