CARONTE – Ascension

Distorsione spropositata, feedback, e poi il buio. Le chitarre massicce si ergono possenti ad oscurare l’orizzonte, come onde di un’altezza inconcepibile, per infrangersi spietate sull’ascoltatore, che annaspa stordito nel maelstrom di fuzz incandescente in cerca di fiato, invano. Preso senza possibilità di fuga tra le pantagrueliche spire del Leviatano, mostro marino incarnazione del caos primordiale, della potenza distruttiva di un cosmo cieco e irresoluto, egli non può più nulla. Questo l’effetto sortito da “Leviathan”, opener dell’album “Ascension” dei parmensi Caronte, giunti al full length dopo aver debuttato nel 2011 con il valido EP “Ghost Owl”. Il combo nostrano, composto dai quattro Illuminati Dorian Bones (voce, anche Whiskey Ritual), Henry Bones (basso), Tony Bones (chitarra) e Mike de Chirico (batteria, anche Shinin’ Shade), offre all’altare dell’heavy sound un disco granitico, luciferino, pesante, DOOM. Una traversata dell’Ade passando per sette tappe olenti di zolfo e intrise di acido. Un’invocazione teosofica in omaggio al maestro Aleister Crowley e agli adepti dell’Abbazia di Thélema. Un viaggio esoterico fatto di riff ossessivi, vocals allucinate, riverberi morbosi e drumming primordiale, consacrato alla ricerca della saggezza occulta e suprema. Evidenti sono i richiami agli Electric Wizard di “Witchcult Today” (cfr. in particolare “Horus Eye”), ma nel complesso l’album, concepito fra nubi sulfuree e meditazioni narcotiche, dimostra come i nostri sappiano il fatto loro. Uno dei marchi distintivi risiede nel cantato di Dorian, diviso tra interpretazioni straziate e sussurri abissali, nel quale sembrano riecheggiare l’anima dannata di Glenn Danzig e le malate suggestioni di certa dark wave anni ’80. Oltre alla già citata “Leviathan”, meritano una menzione anche “Sons of Thelema”, dal riffing corrotto e ipnotico, “Black Gold”, rivisitazione di un brano già apparso sull’EP d’esordio, e la finale “Navajo Calling”, momento di maggiore originalità del disco, in cui lo spiritualismo dei nativi d’America si scioglie in un’orgia di fuzz incontrollato, mescalina, e canti sciamanici.
Più che un semplice ascolto, i Caronte configurano “Ascension” come una vera e propria esperienza iniziatica, un’ascesa spirituale che assume però i connotati sonori di una discesa negl’Inferi. A coloro che hanno votato la propria anima al doom psichedelico ed asfissiante à la Electric Wizard, Cough e Serpent Venom non resta che procurarsi questo disco e seguire le indicazioni riportate nel booklet: «Inhale and exhale very slowly, allow the smoke to stay for a long time in your lungs. Close your eyes. Here your journey begins».

Davide Trovò