CAUSA SUI – Free Ride

Ci avevano sorpresi con un debutto da 8 in pagella, ora ritornano più agguerriti che mai. Parliamo dei Causa Sui, magnifico quartetto danese all’esordio nel 2006 su Nasoni Records. Cambia l’etichetta (la Elektrohasch di Stefan dei Colour Haze), non cambiano le sonorità della band: acid rock ultra psichedelico, una solare, conturbante, immaginifica rivisitazione di chi ha scritto pagine fondamentali di questo genere (leggi Blue Cheer, The Stooges, Monster Magnet). Sette brani per quasi un’ora di durata, un lungo trip che vi farà rispolverare dall’armadio i pantaloni a zampa e i cylum da credenze in disuso.L’avvio acustico della fresca title track è solo un’illusione, ci pensa subito “Lotus” a picchiare duro: una cavalcata hard psych giocata sulla potenza delle ritmiche (Jess – basso -, Jakob – batteria -), le chitarre al vetriolo di Jonas e la voce abrasiva di Kaspar. Altra divagazione acustico/esotica è “Flowers of Eventide”, attimi d’atmosfera che spezzano il ribollire lisergico proprio dei Causa Sui. Momenti di grande musica ‘dopata’ che raggiungono l’apice in due episodi in particolare: i 10 minuti della splendida “White Sun” (fuzz e wah wah si rincorrono nella migliore tradizione ‘hendrixiana’) e l’interminabile trance della conclusiva “Newborn Road”, una jam potente e carica di groove, immersa fino al midollo nello spirito dei 70’s, che sfoggia con orgoglio e ostinazione, fregandosene di mode, trend e pericoli di sterile revivalismo. “Passing Breeze” e “Top of the Hill” completano l’opera con un armamentario psicotropo da far invidia a qualsiasi band stoner/hard/psych: effetti stordenti, cambi di tempo, inserti di flauto, rallentamenti e riprese esplosive.
Insomma, il songwriting dei Causa Sui è ancora più a fuoco, questo secondo disco ne è la prova definitiva. Un viaggio in totale, assoluta libertà nei percorsi infiniti della nostra mente.

Alessandro Zoppo

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