CAUSA SUI – Pewt’r Sessions I

Odense come San Francisco negli anni 60. È questa la sensazione che si assapora non appena scorrono le note liquide, avvolgenti e trippy di “Pewt’r Wozniacki”, brano d’apertura di “Pewt’r Sessions I”. Il nuovo lavoro dei Causa Sui è l’ennesimo viaggio a ritroso nel tempo. Siamo abituati bene dal gruppo danese. Dopo due album ottimi seppur “tradizionali” (il debutto omonimo del 2005 e “Free Ride” del 2007), la svolta totalmente strumentale dei tre volumi “Summer Sessions” catapultava in un universo libertario e infuocato. Un cosmo di jam assatanate e visionarie, una strada sterrata in cui incrociare Grateful Dead e Monster Magnet, Edgar Broughton Band e Earthless, Can e Colour Haze, Blue Cheer e 35007. E chi più ne ha più ne metta. Perché la free form è diventato marchio di fabbrica dei Causa Sui. Che delle mode e delle tendenze se ne infischiano. Tanto da creare una personale etichetta (El Paraiso Records) e far uscire questo nuovo lavoro in formato digitale ed in vinile (edizione limitata a 500 copie). Più anacronistico e controcorrente di così…
Il punto è che il primo volume di queste “Pewt’r Sessions” scorre via che è un piacere. Il lato A del disco si regge sulle spalle di “Pewt’r Wozniacki”, dieci minuti a dir poco incandescenti. Rock psichedelico dalla purezza cristallina. “May Sun” suona dolce e fatata e apre le porte ad un paesaggio solare, luminoso. Che “Masted Milk” fa ribollire con riff e partiture ritmiche degne del migliore power rock acido. Il secondo lato si apre con la trance ipnotica di “Streams of Gratitude”, flusso che dispone alla detonazione operata da “Mating Call”, undici minuti sui quali viaggiare con la mente è un obbligo piuttosto che un consiglio. “Latte Rock” chiude i giochi con una coda space capace di far esclamare anche al più distaccato e distratto degli ascoltatori un sano, allucinogeno: «Cosmico!». Strepitosi Jakob Skøtt, Jonas Munk, Jess Kahr e Ron Schneiderman, coadiuvati per l’occasione dall’amico Rasmus Rasmussen (già con gli altri free form rockers Sunburned Hand of the Man). Il collettivo Causa Sui ha soprattutto un grande pregio: non stancare mai. Impresa ardua scegliendo una formula che per molti può rappresentare una trappola piuttosto che una risorsa.
Julian Cope l’ha definito free fucking rock. Parole da sottoscrivere col sangue.

Alessandro Zoppo

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