CHAOS CONSPIRACY – Indie Rock Makes Me Sick

Il crossover nel senso più puro del termine. Finalmente i Chaos Conspiracy hanno trovato la quadratura del proprio cerchio. Dopo anni di gavetta passati in giro tra concerti e autoproduzioni, hanno faticato a lungo lavorando su formula e suoni per arrivare a “Indie Rock Makes Me Sick”. Il risultato sono undici composizioni dal piglio risoluto ed energico, suonate con perizia e prodotte con la dovuta compattezza da Carlo Zollo.Uno stile nervoso, concitato, frenetico, che non rinuncia al groove (la title track) o ai tempi in levare (“Surf and Destroy”). In questo album c’è un intero universo: il noise, il funk, l’alt rock più genuino, il punk, il (post)core meno strandardizzato, la psichedelia. Il tutto frullato in un pastone strumentale violento e corrosivo, teso e frammentario, che poco spazio lascia ai compromessi. L’andamento solenne, quasi tendente allo stoner, mitigato dalle aperture dub di “I.O.R. Money” fa il paio con un brano come “1816 (The Number of the Gnome)”: episodio che riassume al meglio ciò che sono i Chaos Conspiracy oggi, una macchina da riff schiacciasassi e ritmiche impazzite. Fino ad arrivare alla formula bizzarra che fonde heavy sound, progressive e jazz storto di “Noam Is My Copilot”, in cui la tromba di Luca Aquino diventa la penna di Chomsky che condanna pirati e imperatori.
Snellendo ulteriormente la formula ed evitando qualche momento di stanca, i Chaos Conspiracy possono ambire alla carica (vuota e insanguinata) di legittimi eredi del rock da guerriglia. Sempre contro e ancora oltre.

Alessandro Zoppo

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