CLOUDS TASTE SATANIC – Your Doom Has Come

La grandezza (e quindi, di conseguenza, la bellezza) di un gruppo come i Clouds Taste Satanic sta nell’attenzione che dedica alla propria espressione musicale. A partire dal bell’involucro in cui confeziona un vinile splatter bianco/rosso/nero, con due rispettivi dipinti di John Martin (“The Last Judgment” e “The Deluge”) nei quali l’umanità intera è chiamata a rispondere dei propri peccati, fino ad arrivare allo specifico musicale, dove siamo passati da “Dopesmoker” a “The Art of Self Defence”. Il precedente album, “To Sleep Beyond the Earth”, ci proiettava in scenari spaziali dentro navicelle cariche di THC alla scoperta dello spazio profondo. Il magma veniva tessuto in tre quarti d’ora di one riff/one song e segmentato in quattro spezzoni più o meno correlati. La storia viene ripetuta nel primo lato di questo nuovo “Your Doom Has Come”, dove la title track, spalmata per l’intera durata del lato, viene frammentata in tre mini-suite, vicine ma non circolari. Con prologo/sviluppo/conclusione, si è voluto produrre il concetto di fine del mondo in materia sonora.
È aumentata di certo la violenza a scapito dell’ambientazione, merito anche della masterizzazione curata da Alan Douches (High On Fire, Mastodon, The Atomic Bitchwax, Chelsea Wolfe, Torche, Motorhead); si ha un’evoluzione della composizione (“Beast From the Sea”) nell’architettura stilistica, che segue scenari in continua mutazione e non ristagna nella monoliticità. Discorso riconfermato quando rovesciamo il vinile e si ascolta il lato B. “Out of the Abyss” ha più di una vena metallica e se non fosse per la propensione verso una scelta strumentale, ci aspetteremmo il ruggito di Matt Pike da un momento all’altro. Si fa più ricco il contesto dinamico: ad assalti proto metal seguono rallentamenti pachidermici dove è più che scontato fare riferimento ai padri fondatori Black Sabbath. E con questi viene introdotto il discorso del doom, non solo come ortodossia di genere, ma come vero e proprio caleidoscopio di umori che battezza nella lentezza le diverse emozioni umane (“Dark Army”). Il finale di “Sudden… Fallen” invece di affrancare la psiche dell’ascoltatore, materializza ancora di più i demoni dell’inconscio, lasciandoci storditi e alienati, persi dentro i feedback distorti.
Come recitano le note della cartolina introduttiva, “Your Doom Has Come” trae ispirazione dal lato oscuro del “Book of Revelation” (per noi “L’Apocalisse di Giovanni”), parte finale del Vangelo dove vengono descritti le più atroci punizioni a seguito dei nostri peccati. Certo, non una visione confortante, ma di grande potere evocativo, soprattutto come monito per dove stiamo dirigendo questa sbandata umanità.

Eugenio Di Giacomantonio