CLUTCH – Blast tyrant

I Clutch fanno centro. Se con questo disco non raccolgono finalmente un successo planetario, come io mi auguro di tutto cuore, allora faccio davvero armi e bagagli. Un album completo e perfetto sotto tutti i punti di vista, in primis il songwriting. Dopo dodici anni di attività e sei album, tra cui non dimentichiamo l’ottimo ‘Elephant Riders’ le canzoni qui contenute decollano una dopo l’altra – forse il difetto maggiore del precedente ‘Pure Rock Fury’ – all’insegna di un blues rock concitato e turgido come un membro in perenne eccitazione, rispettoso della tradizione centenaria del genere ma dotato di una carica di energia che possono fare facile presa sulla generazione attuale. In fondo i Clutch rimangono depositari di quel sound americano conservatore, da bianco redneck fiero della sua stessa ruvidità (e per rendervi conto del contesto perfetto della band guardatevi il video di ‘The mob goes wild’).
Blast Tyrant non ha un attimo di esitazione nè di calo, tiene per tutta la sua durata un tiro altissimo confermando che l’ascolto di un lavoro della band americana è quanto di più simile ad un amplesso rock. L’apertura affidata a Mercury è da manuale. Una canzone maschia e rude che ha la particolarità di implodere su sè stessa lasciando sorpresi; Profits of doom invece va dritta al dunque e stende un ritornello potente e carico di groove; The mob goes wild si lancia nel boogie-rock sudista, solo il primo in ordine di scaletta giacchè tutto il lavoro ne è impregnato.

Un paio di episodi lasciano prima a bocca aperta e poi innescano un’irresistibile scarica adrenalinica. Sulle note di Promoter e La curandera – protagonista anche un organo – ho avuto la fortissima tentazione di fare pogo contro il muro!

Con English pounds i Clutch si costruiscono uno spazio strumentale giocando con i vuoti e la tensione che un trio rock, con l’aggiunta di un organo, può creare solo se ha uno spirito libero.

La performance di Neil Fallon è come al solito rocciosa ma il grande ‘plus’ sta nelle melodie (vedi per esempio la forte espressività su Ghost). Il lungo periodo passato sui palchi ha giovato tantissimo alla compattezza dei nuovi brani, ricordo che ne proposero alcuni di questo nuovo disco e rimasi a bocca aperta. Bè, su disco hanno lo stesso impatto e freschezza.

Odio fare già bilanci per quest’anno ma ‘Blast Tyrant’ è in prima fila.

Francesco Imperato

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