COLLOQUIO – Si muove e ride

“Si muove e ride”: un titolo enigmatico, criptico se vogliamo, dando anche uno sguardo alla copertina. Soprattutto un titolo strano, perché questo disco rappresenta l’antitesi del ridere e dell’allegria. Colloquio sono un progetto di Gianni Pedretti, artista bolognese capace come nessun altro di trasmettere il mal di vivere in musica. Non parliamo di doom, dark, gothic e similia. Colloquio risultano cento, mille volte dannatamente più neri di quanto la scena ‘dark’ abbia sfoggiato negli ultimi anni. Parliamo di una musica malinconica poggiata prevalentemente su synths, capaci di note avvolgenti nel loro ipnotico incidere.Una musica venata da un sottile, onnipresente senso di abbandono e nostalgia, una musica in grado di cullare ed abbracciare i sensi. Complementari alla musica sono i testi di Gianni, abile nel trascrivere in parole i propri pensieri e le riflessioni su una vita, un’esistenza forse non voluta, e per questo accettata con la consapevolezza che il suo corso apparirà lento e sfiancante. Vere poesie che si sposano ed incastrano a meraviglia nel tessuto musicale, formando come degli acquerelli dai colori mesti, quasi sbiaditi nel loro grigiore.
Musicalmente “Si muove e ride” è l’album più vario ed elaborato di Gianni, aiutato dal supporto e dal lavoro in studio di Sergio Calzoni (leader degli Act Noir), che ha donato al disco intero un’atmosfera dai toni impenetrabili nella loro oscurità. Il trittico centrale composto da “Il pozzo” (dedicato alla tragedia di Vermicino, impossibile ancora oggi non rimanerne scossi), “Si muove e ride” e “Tra queste mura” rappresenta il cuore del disco, un cuore solitario ed abbandonato che poggia il suo battito sulla tristezza e il malcontento totali. Un disco atto a dare conforto e certe risposte a quelle persone che sanno che la vita non è rosa e fiori, e che anzi sentono quotidianamente su sé stesse le spine del gambo che feriscono il corpo e, soprattutto l’animo. Per queste la speranza è abbandonarsi all’ascolto della magnifica “Ogni giorno” e capire quanto possa essere piacevole l’abbraccio della malinconia; una malinconia vasta come l’oceano.

Marco Cavallini

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