CONSCIOUSNESS REMOVAL PROJECT – Do You Ever Think It’s the End of the World?

Il terzo disco del poli-strumentista Antti Loponen, sempre a nome Consciousness Removal Project, può essere interpretato come diretta filiazione degli ultimi, controversi anni nel cosiddetto “post-metal”. Il finlandese compone, suona e produce tutte le tracce, con l’ausilio Artturi Mäkinen alla batteria e di un pugno di validi collaboratori.Per quanto si possa ritenere (e spesso non a torto) che la fantomatica “scena” non stia esprimendo nulla che sia degno di menzione, il nostro solleva dubbi su tale asserzione e riesce a scrivere brani che rasentano la perfezione: atmosferici, malinconici, ispessiti da arrangiamenti incisivi. Il titolo e la copertina sono cupi ed evocativi. I testi delineano, con disarmante linearità, una condizione di negatività senza speranza.
Il minutaggio è elevato, ma l’ascolto non ne risente: sono evitate con maestria le ridondanze o i vuoti creativi che spesso affliggono le proposte emerse in seguito alle prime, influenti ondate. Se poi si considera che si tratta di una auto-produzione, il presente “panegirico” trova la sua ragione di esistere.
“The End of the World”, dopo l’intro strumentale e una voce filtrata, rapisce con un semplice arpeggio di chitarra ed esalta con un sapiente svolgimento à la Cult Of Luna (anche se la voce e l’apertura dal sentore settantiano prima del finale sono lontane anni luce dagli svedesi). “The Reclusive Road” si apre con uno spoken word introdotto da un sintetizzatore e seguito da un sassofono che ricorda i primi Callisto, poi l’autore inizia a intonare le liriche e si percepisce lo spettro di Aaron Turner in versione “pulita” (in particolare, quello del sottovalutato di “In the Absence of Truth”). “The Ship” avvolge tra i suoi chiaroscuri, raggiungendo un apice emotivo nella seconda parte con il lamento di una voce femminile cui segue, a breve distanza, un rincorrersi di belluine urla maschili.
Nonostante i dovuti paragoni compositivi con i gruppi succitati, ciò che conta è che il songwriting continui a manifestare qualità, preparando l’ascoltatore a “Hibernate”: nobilitato da un decadente violoncello, il vero vertice del disco. Alla fine del conclusivo “Permanently”, la prima reazione è di ripetere l’esperienza ab initio.
In definitiva: un ascolto obbligatorio, soprattutto in virtù del fatto che è possibile scaricare l’intero album all’indirizzo: http://consciousnessremovalproject.bandcamp.com/album/do-you-ever-think-its-the-end-of-the-world. Un’attitudine da supportare.
Una delle migliori uscite di quest’anno.

Raffaele Amelio