CONTEMPORARY NOISE SEXTET – Ghostwriter’s Joke

Uno dei migliori dischi del 2011 arriva dalla Polonia e porta inciso il nome di Kuba Kapsa. Pianista ispirato dalla tradizione cinedelica del tempo che fu, ha fondato il Contemporary Noise Quintet con il fratello batterista Bartek. “Pig Inside the Gentleman” (2006) e “Theatre Play Music” (2008) sono stati i primi due episodi della discografia, seguiti dall’allargamento dell’ensemble che diventa Contemporary Noise Sextet con “Unaffected Thought Flow” (2008) e “November Note” (2010). “Ghostwriter’s Joke” possiede tutte le caratteristiche per convincere chi ama il buon cinema e la buona musica: uno stile elegante e al tempo stesso energico, brani strumentali che musicano un film che non c’è, una ispirazione infinita che lambisce la psichedelia colorata e “inoffensiva” degli anni Sessanta. Un mélange di influenze e pulsioni, che vanno da Cinematic Orchestra e Esbjörn Svensson Trio alle migliori esperienze jazz rock e fusion dei Seventies, su tutti Billy Cobham, Stanley Clarke e Mahavishnu Orchestra (e perché no, con un po’ di orgoglio italiano, Perigeo, Area e Napoli Centrale).Dall’introduzione in crescendo di “Walk With Marylin” (è vero che gli uomini preferiscono le bionde?) si passa all’impatto free di “Morning Ballet”, pura ascesa del groove da brass esaltata da soli di chitarra isterici e ficcanti. “Is That Revolution Sad?” è trainata da nervose note di piano che lanciano le trame fitte dei fiati: sembra di rivivere gli score di Piero Umiliani, Armando Trovajoli e Franco Micalizzi in una insolita (e piuttosto inconsueta) variante ethio esteuropea. Curioso. E ammaliante come non mai. “Old Typewriter” odora di inchiostro e sigarette, puro jazz da stanza fumosa che fa il paio con “Chasing Rita” («Tutti gli uomini si innamorano di Gilda, ma si svegliano la mattina dopo con Rita»), groove che sale al cielo e fughe scattanti di tromba e sax replicate dalle sei corde di Kamil Pater. “Norman’s Mother” si insinua nella testa come il tarlo che divora il buon Bates ed esplode in una sezione di fiati che alterna dilatazioni psichedeliche e stratificazioni dissonanti: per l’unica volta usare il termine noise assume senso. Il finale è affidato a “Kill the Seagull, Now!”, brano scritto in origine per la pièce “Il gabbiano” di Anton Chekhov diretta da Agnieszka Lipiec-Wróblewska. Jazz rock orchestrale, di ampio respiro, sognante e meraviglioso.
Di amletico c’è poco o nulla nella musica del Contemporary Noise Sextet. Kuba Kapsa e soci hanno classe da vendere e la certezza di una coolness autentica. Un plauso alla Denovali Records perché si dimostra ancora una volta etichetta poliedrica e di grande qualità.

Alessandro Zoppo

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