CORROSION OF CONFORMITY – Blind

Pepper Keenan è uno degli artisti meno acclamati degli ultimi anni: chitarrista di grandissimo livello, grande voce, carisma da vendere ed uno stile inconfondibile. Grazie al progetto Down è riuscito a riprendersi un po’ di quella gloria che avrebbe sempre meritato, ma solo perché nei Down ci sono altri fenomeni come Phil Anselmo e Kirk Windstein, per non parlare di Jimmy Bower e Rex Brown. Sgt. Pepper’s Keenan sembra più il nome del figlio di una coppia nella quale lui è un fan dei Tool, mentre la moglie è beatlesiana fino al midollo; ma in realtà si tratta solo di un soprannome divertente ed ironico che hanno affibbiato al chitarrista della North Carolina. Dal 1983, anno di fondazione dei COC, l’evoluzione e la lungimiranza hanno caratterizzato il volto della band, che come serpente, faceva la muta e cambiava pelle, non per adeguarsi ai tempi, ma per un’esigenza personale di gusto e rinnovamento.Gli esordi come band fortemente hardcore punk (“Eye for an Eye”, 1983 per la No Core Records) con Eric Eyche, poi lo spostamento verso un crossover ibrido tra hc punk e thrash metal, fino al primi anni 90. Nel 1991 pubblicano questo “Blind”, dove ci troviamo di fronte ad un disco che fonde il thrash metal di scuola californiana (San Francisco Bay) con quello che negli anni ’90 sarà definito stoner metal. È un lavoro poliedrico, in anticipo sui tempi e che, nonostante tutto, non ha mai ottenuto l’accoglienza che avrebbe meritato, e lo stesso discorso si veda per i dischi successivi: “Deliverance” (1994) e “Wiseblood” (1996). Forse perché qualcuno è solito dire che in questo disco i COC si siano rifatti troppo ai primi Metallica? In effetti la voce di Karl Agell molto spesso si confonde con quella di James Hetfield, ma se pensiamo che quest’ultimo era e rimane un grandissimo amico di Keenan e suo estimatore, nonché sarà guest in “Wiseblood” (nel brano “Man of Ash”). Così come potremmo dire che i suoni dei four horseman dal “Black Album” in poi risentono di una certa vena thrash-southern presente nei Corrosion, che rimane il loro marchio di fabbrica. Ma in “Blind” ci sono avvisaglie anche di un certo sludge, che verrà approfondito nei dischi successivi, e sarà uno dei leit motif degli assoli di Keenan nei Down.
Ci sono alcuni pezzi che ogni amante del rock duro dovrebbe mandare a memoria, e recitarli come se sgranasse un rosario: “Vote with a Bullet”, “Dance of the Dead”, “Mine Are the Eyes of Gods”. E attenzione, ricordatevi che ascoltare i Corrosion senza leggere i testi, riduce tantissimo il piacere e la comprensione del gruppo, che è sempre stata una band controcorrente, feroce antagonista del sistema americano quale si presente in tutti i suoi eccessi e dissoluzioni. Ha sempre criticato ferocemente il sistema capitalista, il modo di fare politica spesso sporco e rovinato dal danaro e dalle intimidazioni, il razzismo soprattutto negli stati del sud. Certo, sono della Carolina, ma questo non vuol dire che debbano per forza essere d’accordo con quanto proclamavano le teste di cazzo incappucciate del KKK (“Break the Circle”).
Il metal tecnico, la grande capacità di Keenan come chitarrista, una straordinaria creatività fanno da contrappeso al desiderio di ripudiare la guerra come strumento di offesa, alla scelta dell’individualismo, perché solo in questo l’uomo è finalmente libero di scegliere con la propria testa, puntando il dito verso condizionamenti esterni e preferendo i momenti di riflessione (come nella strumentale e incantevolmente placida “Shallow Ground”). La qualità e la quantità sono qui: racchiuse in 53 minuti di grande musica, spesso dimenticata, spesso sottovalutata.

Gabriele Mureddu

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