COSMIC BROTHERHOOD OF RA, THE – Rendevous with the living wisdom

Il culto di Ra, divinità solare simbolo di rinascita e rigenerazione, rivive nella musica dei Cosmic Brotherhood Of Ra, entità nata nel 2001 per volere di Erik ‘Anubis Re’ Schroeder (synths, farfisa, sax, voce), accompagnato in questa avventura da John Farley (chitarra), Troy DeAngelis (batteria, percussioni), Brian Kowalski (basso, flauto) e Dustin Kreidler (sax, chitarra, tastiere). Il gruppo oggi si è assestato con l’ingresso in line up di Mike Wojik (batteria, percussioni, didgeridoo) e John Holowach (chitarra, basso, farfisa).Il materiale proposto in “Rendevous with the living wisdom” è un vulcano in continua e costante eruzione. La band elabora con grande intelligenza e personalità svariate influenze, che partendo da Pharoah Sanders, Hawkwind e Pink Floyd arrivano a Ornette Coleman, John Zorn e Ozric Tentacles, passando per Gong, King Crimson e Popol Vuh. Un orizzonte sconfinato insomma, dove (free) jazz, hard rock, space, funk e psichedelia si rincorrono senza alcuna sosta. Il tutto condito da una sapienza strumentale sopraffina e da una forte ironia di fondo. Le cinque parti che compongono la title track sono schegge composte di free jazz cosmico (Sun Ra docet) e placide stasi: lame taglienti, frammenti di meteoriti che illuminano il cielo e generano tempeste cosmiche.
“Into the halls of Amenti” è un fiume in piena, lo scorrere del sax caldo e corposo di Erik dona brevi incursioni in lisergici paradisi della mente. “The seeming isness of the was” è jazz psichedelico che governa il caos, elemento di (auto)distruzione per celebrare la morte del pianeta e la nascita di un nuovo mondo, mentre “The children of the rose” è una lunga cavalcata psichedelica, un vortice sonoro che provoca capogiro.
“The bee’s knees” coniuga il groove della fusion e un riff dannatamente ‘sabbathiano’, “Wearing a bamboo suit in a forest of pandas” suona come un affascinante e oscuro rituale galattico che rende grazia ad antiche civiltà scomparse da millenni, “Ride the comet” è percorsa da una sottile vena pop, “(And all our) Dreams fall into sand” si concede alle dolcezze della ballata psichedelica. Una eterogeneità che rende il disco scorrevole e al tempo stesso astratto. Non caso le conclusive, brusche “Space dragon” e “The other side” ci riportano sul pianeta terra con un paio di schiaffoni hard space psych assestati in pieno volto. Solo così il viaggio può ricominciare, ancora ed ancora…

Alessandro Zoppo