CUT – Annihilation Road

I Cut sono una bomba. Ne hanno dato prova recentemente, durante il live organizzato da Internos a Teramo. Un power trio che non lascia indifferente. Niente basso. Solo due chitarre al vetriolio a cui si aggrappano le voci sbiascicanti di Carlo e Ferrucio, autentici animali da palco. La loro ultima prova discografica “Annihilation Road” è una sintesi del miglior rock senza fronzoli. One two three four dei Ramones nell’estetica e un cuore post blues, alla Jon Spencer Blues Explosion, nei contenuti. Tutto centrifugato da menti cresciute a Fugazi e Quicksand. Una bomba appunto.
L’uno/due iniziale è puro impatto rock’n’roll. La title track apre il disco e in meno di due minuti ribadisce che pelli battenti e tre accordi salveranno il mondo. Una tastiera si inserisce nel finale per stemperare la corsa ma non c’è niente da fare: “Strange Kind of Feeling” affonda il colpo ancora più duramente. “Awesome” ci lascia un po’ respirare con una ritmica sorprendentemente new wave: gli Strokes dovrebbero piangere per non aver mai scritto un pezzo del genere. Un giro dal vago sapore ipnotico/orientale apre “She Gave Me Water”: bellissima e crudele. Ammalia prima, ti sputa in faccia dopo. Stop and go da infarto puntellano il ritmo sincopato di “All Our Dues”, vero e proprio omaggio all’esplosione blues che predicava il reverendo Jon sin dagli anni Novanta. «Vedo la luce! VEDO LA LUCE!», esclamava il buon John Belushi nel cult film The Blues Brothers. È ciò che chiedono politicamente i Cut con “The Light”: black, blue, red, o white non vi crediamo più, è l’ora di sapere la verità, vogliamo vedere la luce. L’acme della potenza è stato raggiunto: in termini di aggressività non si può chiedere veramente di più. Dalle sciabolate di scimitarra, i Cut, da ora in poi, procederanno in punta di fioretto e sarà comunque un bel sentire.
Si balla con le successive “Summertime”, “I Don’t Mind” e “Someone Else’s Life”, veri e propri inni a lasciarsi andare, muovere il corpo, parlare con gli dei e mettersi in contatto con l’universo, come ha detto qualcuno. “Misfits” è doveroso omaggio alla seminale band omonima, mentre “Smash the Playground” rende attoniti per il bel lavoro di chitarre dissonanti. Gioiellino di elaborata scrittura filo Blonde Redhead è “Feels Alright” e bellissima appendice è “Soul Fire”, un incrocio tra Sonic Youth meno intellettuali e le reminiscenze del rock di inizio Ottanta. È doveroso precisare che i riferimenti in questo caso sono utili per costruire una mappa emotiva più che riferire la cifra stilistica dei Cut, tanto è genuina e originale la loro scrittura. Un commiato nascosto con “Trouble (Clockwork Blues)” e i conti, improvvisamente, tornano! Il blues, madre di tutte le musiche che ci piacciono, è stato omaggiato con doveroso rispetto.
Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando la band si esibiva nelle bettole bolognesi in formazione a cinque, come una family allargata, presentando l’esordio “Operation Manitoba”, e tanti sono stati gli sforzi fatti da Carlo (Gamma Pop Records, la mitica Phonoteca, mecca imprescindibile per gli studenti fuori sede desiderosi di scoprire qualche chicca musicale introvabile) per portare avanti il verbo del Rock che questo paese proprio non vuol sentire… Ma se il percorso ha portato fino alla sintesi perfetta di passione e belle canzoni che risulta essere “Annihilation Road” significa che la rotta intrapresa è stata quella giusta. Plauso alla Go Down Records che ha pubblicato il disco e in alto i bicchieri per brindare lunga vita ai Cut.

Eugenio Di Giacomantonio

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