DAVID LENCI & THE STARMAKERS – David Lenci & The Starmakers

David Lenci. Quante volte abbiamo avuto modo di vedere questo nome seguire la dicitura Engineered, Recorded, Mixed, Mastered, Produced by nelle note di copertina di dischi importanti della scena italiana underground? A considerare la pletora di band che hanno soggiornato nel RedHouse Studio di Senigallia, Ancona, sede operativa del nostro che ha visto passare il genio del male Steve Albini, possiamo rispondere che questo è il nome attraverso cui sono passate (e passano ancora oggi) molti gruppi che vanno alla ricerca di un suono, di un carattere, di una cultura. Cultura che in molti paesi hanno definito post rock, ma non solo. Gang, Vortice Cremisi, Song:ohia, Bartok, Ray Daytona, Alix, Dot Allison e Dead Elephant sono artisti che nel ribollito “post” non sono coerentemente a loro agio e che hanno avuto, nelle mani di Mr. Lenci, la possibilità di avere un suono riconoscibile. Dopo anni passati dietro la cabina di regia il nostro si è deciso a formare un gruppo, semplicemente David Lenci & The Starmakers, e di dare alle stampe un primo disco omonimo via Go Down Records, anno domini 2013. I quaranta minuti del lavoro sono introdotti da “Refugee” e “Heartattack” e si intuisce l’intento di riscoprire da subito un certo classicismo americano anni Novanta. La melodia e la bella scrittura sono predominanti alla maniera dei primi Screaming Trees e si paga qualche tributo allo stile di Mark Lanegan; emerge anche una vena dissonante simile agli Shellac post “At Action Park”. Su questi umori predominanti seguono gli altri pezzi, andando a lambire malinconie elettriche (“Carlo”, “A Matter of Choice”), punte grezze di diamante rock (“Beatine Hearts”) e festeggiamenti ledzeppeliniani (“Sailing to a Dream”, scelta come singolo apripista dell’intero lavoro).
Al termine dell’ascolto rimane l’impressione di un lavoro fatto con molta cura e dedizione insieme agli amici con i quali dividere più di una passione. Che sia al di qua o al di là del mixer David Lenci dimostra di possedere una naturale inclinazione a dare forma compiuta e dignità artistica a quella massa misteriosa che si aggira nell’aria chiamata musica.

Eugenio Di Giacomantonio

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