DEAD MEADOW – Feathers

Tra le legioni di nuovi psycho rockers degli anni ’90-’00, i Dead Meadow hanno saputo diligentemente ritagliarsi il loro spazio. Obiettivo raggiunto (anche) tenendosi fuori dalla carovana psych stoner e pensando invece a maturare uno stile proprio, che si è evoluto parecchio dal devasto fuzz dell’esordio omonimo.Rispetto alle precedenti prove su disco, “Feathers” presenta alcune novità. La line up è completata dall’ingresso di un secondo chitarrista che si affianca al singer Jason Simon. Ciò aggiunge coesione ad un sound già sperimentato: solidi riff sabbatthiani con ampie aperture psichedeliche, voce lontana e distante, elettricità e fuzz a volontà. Sessanta e Settanta sono dietro l’angolo, ma si capisce che l’intento del gruppo non è quello di suonare come un mero clone. In “Feathers” si avverte subito una maggiore attenzione alla melodia: gli arrangiamenti risultano più curati e lavorati, più forma-canzone e più Syd Barrett (in particolare l’apertura di “At her open door”, dove la citazione è evidente). Questo non comporta però aperture al mercato o compromessi: pur rinunciando a fuzz e distorsioni, il sound risulta avvolgente, se possibile ancora più acido ed elettrico che in passato.
In alcuni episodi la vicinanza a band come Soundtrack of Our Lives e Spritualized è notevole. Dalla loro i Dead Meadow hanno forse più fantasia e creatività stilistica; dall’altra parte bisogna segnalare forse un eccessivo appiattimento dell’espressività vocale del singer Simon, al di fuori di poche eccezioni (“Stacy’s song”). È forse questa l’unica piccola critica che ci sentiamo di muovere al gruppo americano: i brani sono quasi tutti degni di menzione, ma anche tutti sullo stesso standard. Come dire, il gruppo è conscio delle proprie potenzialità e propone quasi solo quello che gli riesce meglio. Segnaliamo comunque “Let’s jump in”, dove una voce interplanetaria danza su una base che più psichedelica non si può; “Eyeless gaze all eye”, ballata lenta e rarefatta, ideale complemento di una serata estiva a base di hashish; “Sleepy Silver Door”, tema già presente nel primo disco, qui rivisitato estensivamente (13 minuti) in chiave ancora più space. Dead Meadow: una delle vie alla psichedelia. Rimediate “Feathers” e suonatelo ad alto volume per 46 minuti di iperspazio.

Sergio Aureliano Pizzarro

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