DEMETRA SINE DIE – A Quiet Land of Fear

C’è una grandezza da concept album dietro “A Quiet Land of Fear” dei liguri Demetra Sine Die. Non solo per l’intro recitato da Silvia Sassola tratto da “Song of Innocence and Experience” di Sir William Blake, ma soprattutto per il flusso di continuità in cui nuotano le canzoni. Come prepararsi ad un lungo viaggio verso l’ignoto sapendo sin dall’inizio che non ci sarà ritorno, così ogni cosa osservata godrà della nostra corrispondenza una volta sola. Dando uno sguardo ai titoli si intuisce che il tema del viaggio, introspettivo e celebrale, è il focus dell’intero progetto. “0 Kilometers to Nothing”, “A Quiet Land of Fear”, “Distances” sono unità di misura delle perenigrazioni intellettuali. Guardare oltre l’infinito dell’universo può essere il modello buono per scoprire cosa abita dentro l’essere umano. E la musica, da parte sua, offre il giusto corredo sonoro per accompagnare l’ascoltatore a questo lungo viaggio.Il minutaggio è quasi sempre esteso perchè le canzoni devono dipanarsi ognuna con il proprio respiro interiore: “0 Kilometers to Nothing” e “Black Swan” offrono la possibilità di associare grandi pattern di diverso registro proprio per mettere in contrasto diverse e distanti reazioni emotive. A contrasto “Ancestral Silence” e “Inanis” sono gli unici due intervalli strumentali di breve durata che vogliono, per un attimo, trattenere il respiro prima di affondare il colpo, come quello definitivo e mortale di “That Day I Will Disappear Into the Sun” che tra dolci e amari mette fine alla maestosità del disco.
Parlare di influenze e di stile per i nostri è un peccato, tanta è l’originalità e la consapevolezza di Marco, Adriano, Marcello e Matteo di aver fatto une bel lavoro. Si sappia che chi affronterà “A Quiet Land of Fear” si troverà nelle stesse condizioni emotive provate durante l’ascolto di “Aenima” dei Tool, “Australasia” dei Pelican o “At Sun That Never Set” dei Neurosis: nuovi punti di riferimento per nuove concezioni musicali.

Eugenio Di Giacomantonio

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