DESERT RIDER – Echoes of the Big Sand

Si sono ispirati al ciclo di “Dune” (Frank Herbert) i perugini Desert Rider per realizzare le musiche e le lyrics del loro esordio discografico, “Echoes of the Big Sand”. Quella polvere, quell’ambientazione inospitale di Arrakis, quelle idee fantastiche e fantascientifiche riemergono nella trama sonora creata dal quartetto e ci fanno viaggiare immersi nello spazio profondo. I sette pezzi prendono in prestito il modello nord-europeo di band come Dozer, Spiritual Beggars, Lowrider, Sunrider, i primi Grand Magus e lo mischiano sapientemente alla lezione data da Clutch, Fireball Ministry e Dixie Witch dall’altra sponda dell’oceano. In altre parole: High Energy Riff Factory. Se andate cercando il colpo di classe, la giocata inaspettata, l’estro del genio, girate alla larga. Qui c’è un rock vitaminico carico di testosterone e volume.
Sin dall’iniziale “Beginning” si spara la manopola del gain al massimo e via giù di scapocciamento. Seguono le toste “Spice Traveler”, “Seeds”, “The Prophet” e “Riding the Sand Worm”, spostando ogni volta la mira, ma centrando sempre il bersaglio. Con “Equilibrium” si hanno dei rallentamenti di tempo e viene allungato il minutaggio, creando nell’ascoltatore una frizione piacevole con quello che ha ascoltato finora. Chiude “The Golden Path” nella maniera più congeniale: riff schiacciasassi e voce incantatoria. Bene così. Avanti tutta.

Eugenio Di Giacomantonio