DIXIE WITCH – One bird two stones

Un disco registrato in Texas nell’arco di sette giorni e sette notti. Un’aquila che sputa fuoco e volteggia su delle carcasse in un luogo arido e desolato. Già da queste premesse si intuisce su quali binari viaggia il nuovo lavoro dei Dixie Witch: quasi cinquanta minuti di heavy southern rock sanguigno e passionale, dieci ribollenti tracce che pagano dazio a miti degli anni ’70 come Mountain, Grand Funk, Blackfoot e soprattutto Lynyrd Skynyrd, uno dei nomi d’obbligo quando di parla di rock sudista.
Ma i Dixie Witch, alla loro seconda uscita dopo il già convincente esordio “Into the sun”, sanno andare oltre: è stupefacente come il sound di “One bird two stones” suoni maledettamente seventies, ancora più anni ’70 dei gruppi stessi dei ’70! Le innumerevoli esibizioni live (addirittura ben oltre cento concerti tra il 2001 e il 2002) e il lavoro pastoso e “sudato” in fase di produzione ad opera di JD Pinkus (ex Butthole Surfer e attuale bassista degli Honky) hanno contribuito a rendere il songwriting della band maturo e delineato, consapevole delle proprie qualità e amalgamato con la compattezza di quanto proposto. Southern rock dicevamo, di quello coriaceo e sentimentale come la gente del Sud, sempre guidato dalle chitarre ruvide di Clayton Mills che si impregnano di fuzz, slide e riff ciccioni sui quali si innestano la sezione ritmica (Trinidad Leal alla batteria, Curt Christenson al basso) e la voce trascinante dello stesso Trinidad. Una sequenza di canzoni una più travolgente dell’altra, a partire dall’iniziale “Get busy” (non esisterà persona che rimarrà ferma dinanzi al suo groove smisurato…) per arrivare alla conclusiva “Traveler”, orgia di sonorità settantiane dove sembra di ascoltare Jimmy Page in acido che si cimenta in una jam con gli Skynyrd, prima di un finale acustico da brivido lungo la pelle.

Nel mezzo invece trovano posto tanto song anthemiche come il manifesto programmatico “Goin’ south”, l’intricata “More of a woman” e l’afosa “On my way”, quanto ballate del calibro di “The wheel”, “Drifting lady” e “Here today gone tomorrow”, giocate sui contrappunti di chitarra, voce e parti acustiche. La vera natura dei Dixie Witch è però quella animosa e torrida che esce allo scoperto in episodi quali la languida “Makes me crazy” (grandiosi il suo stacco centrale e gli assoli indiavolati di Clayton) e “Turbo wing”, un treno in corsa che ci sbatte in faccia tutta la sua folle velocità…

Un tuffo nel passato quello di “One bird two stones”, concepito e suonato con gusto e sensibilità, senza risultare derivativo o sterilmente retrò.
Dixie Witch: back to the future!

Alessandro Zoppo

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