DOMMENGANG – Everybody’s Boogie

I Dommengang rappresentano la punta di diamante dello squadrone d’attacco heavy psych della Thrill Jockey. Insieme a Pontiak, Arbouretum e White Hills, stanno riscrivendo i paradigmi della musica espansa del 21° secolo. Si ha qualcosa di prettamente ludico, come nei Freak, band all stars nata per esaudire i desideri di indipendenza e libera espressione. Così, sia nel suono che nel concetto, i Dommengang liberano la loro musica nella maniera più naturale possibile. Ce ne accorgiamo in “Hats Off to Magic”, stomp blues al fulmicotone che spezza la quiete introdotta dall’iniziale titletrack. La voce, quando c’è, è indolente alla maniera di un Jim Morrison in acido. Quindi East Coast anni Sessanta e viaggioni a non finire.
Anche se l’aspetto blues riemerge prepotentemente in più occasioni: “Her Blues” – che se vi dicessero uscita dalla penna di Dave Heuman degli Arbouretum ci credereste – e “CC”, un dodici battute al valium nella stessa maniera con cui i Killing Joke avrebbero potuto concepire un omaggio ai padri fonadatori del rock’n’roll. Al contempo troviamo una leggera brezza del deserto proveniente da Palm Springs (l’uno/due di “Extra Slim Boogie” e “Burning Off the Years” è di spiazzante bellezza) che si intreccia piacevolmente con la bravura del chitarrista, sintetico e settantiano, dal tocco delicato e convincente. Come agli inizi della scena stoner, proto punk, hard e space rock sono a braccetto per creare una miscela gradita. Fuori dagli schemi. Lost My Way, come recita il pezzo finale dilatato, buono per i joint dell’estate che si sta avvicinando. Nota di demerito per la cover art: agghiacciante come l’attesa delle vittime di Anton Chigurh (Javier Bardem) in “Non è un paese per vecchi” dei fratelli Coen a cui sembra ispirarsi.

Eugenio Di Giacomantonio

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