DOT LEGACY – Dot Legacy

I Dot Legacy sono quattro ruspanti giovanotti della capitale francese che hanno voglia di fare quello che vogliono con il rock ‘n roll. Sono cresciuti con l’hard nordeuropeo e si sente. Sarà per quei fraseggi di chitarra stile Glucifer/Hellacopters/Hives ma l’influenza del sound made in Sweden è maggiore di quello made in UK. Inoltre, hanno dimostrato di essere interessati alla musica indipendente degli ultimi vent’anni, quella che si affaccia al davanzale maistream di Faith No More, Red Hot Chili Peppers, System of a Down (soprattutto nell’amalgama chitarrina arpeggiata e vocalizzo “romantico”) e questo dona al primo omonimo disco una melodia di facile suggestione.
Alcune volte Damien, il cantante e bassista, si lancia in emulazioni alla Anthony Kiedis (“Pyramid”) fuori tempo massimo per risultare efficaci, ma nel contempo sa usare la voce in diversi registri e questo dona una freschezza all’esecuzione generale. Le cose migliori si avvertono quando il tempo rallenta e si vedono i primi miraggi desertici fuori l’orizzonte metropolitano (“Gorilla Train Station”: titolo spettacolare!) o quando le parti strumentali si lanciano in jam dissociate come in “The Midnight Weirdos”. Altre volte forzature come stop-and-go e accelerazioni metal, come nell’iniziale “Kennedy”, o cori Spanish funzionano meno alla pace interiore dell’ascoltatore, ma alla fine della fiera i conti tornano a loro favore. D’altra parte che male fanno questi quattro ruspanti giovanotti che hanno voglia fare quello che vogliono con il rock ‘n roll? Assolutamente nulla.

Eugenio Di Giacomantonio

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