DOZER – Call it conspiracy

…sempre rock è. Avevamo conosciuto i Dozer per lo split con gli Unida, ‘Coming Down the Mountain/The Best Of Wayne Gro’ (1998, Meteorcity), per il primo album ‘In The Tail Of A Comet’ (2000, Man’s Ruin) e il secondo ‘Madre de Dios’ (Molten Universe, 2001). E con il passare degli anni quel sound grasso, fuzzy, potente che all’inizio guardava a Nebula e Fu Manchu è migliorato parecchio fino a una decisa maturità. La loro personalità comincia a venir fuori, poco ci manca per fare un gran disco, speriamo il prossimo.
I Dozer di Call It Conspiracy cambiano completamente il tiro in alcuni episodi, più ragionati, e rinnovano la fede al loro sound in altri. Rispetto ai lavori precedenti troviamo una produzione decisamente migliore, frutto del lavoro di Chips K. (Hellacopters, Nomads) che fa decollare un songwriting più mirato a colpire l’ascoltatore su diversi livelli.

Il risultato è un disco fresco e godibile che può farvi passare un bellissimo quarto d’ora. The Hill Have Eyes è una partenza classica sorretta da un riff blues rock carichissimo di energia e melodia. Stesso discorso di grande impatto per The Exit e Glorified, lo stile è un po’ più raffinato di quello dei Fu Manchu.

Le immancabili tendenze psichedeliche non sono mai portate a completo compimento, tranne che nella splendida Lighting Stalker. Way Of Redemption è tra i numeri più interessanti perché prendendo un po’ dai Soundgarden, un po’ dai Kyuss di ‘Blues For The Red Sun’, per certo percussivismo tribale portato all’acidità, riesce comunque ad essere profonda e diretta.

Da segnalare ancora Black Light Revolution, tipica stoner-rock song basata su un cantato cornelliano e una progressiva elefantiaca accelerazione bruscamente interrotta nel mezzo da cadenze doom-soul.

In conclusione, ‘Call It Conspiracy’ è un disco ampiamente sufficiente che pur non inventando ancora niente di totalmente nuovo è tremendamente contagioso. E poi, è un deciso passo avanti per i Dozer, band svedese tra le più interessanti in questo ambito. Dovrebbe bastare per attirare l’attenzione degli hard-stoner fans.

Francesco Imperato

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