DRYSEAS – Dryseafication

“Dryseafication” dei Dryseas ricorda per molti aspetti un album dei Masters of Reality, creatura di Chris Goss abile nel plasmare il suono stoner rock, ma allo stesso tempo puntuale nel prendere le distanze da esso. Come dava lustro e sostanza al suono dei Kyuss, così sperimentava altri generi nella sua creatura. In questo senso, il quartetto romano è una formazione di impronta tipicamente stoner ma con qualcosa di diametralmente opposto, più ampio. Saranno le atmosfere noir di “Too Late” o “Dryseafication”, ma il concetto esposto è molto trasversale.
Più di un pegno è pagato verso le melodie grunge, a partire dai Soundgarden fino ad arrivare ai (pericolosissimi) primi Alice In Chains. C’è inoltre qualcosa di romantico e classico che ci fa dimenticare di essere davanti ad una lurida rock’n’roll band (la riuscita “The Ballad of Lost Reason” e l’intro cinematica di “Into the White Desert”). Ovviamente il primo amore (Queens of the Stone Age) non si scorda mai ed esce fuori a gamba tesa in “Delicious”. Il timbro della solista di Carlo è debitore dello stile di Josh Homme, ma il risultato finale risulta essere compatto e coerente. Facendo un altro tipo di paragone, è lo stesso viaggio compiuto dagli ultimi QOTSA in cerca di affrancamento dall’etichetta di band heavy psych. Coraggio e determinazione pagheranno ancora. Come sempre.

Eugenio Di Giacomantonio