DUNST – Archimedes Waffen

Se vi siete sentiti mancare alla notizia dello scioglimento dei Los Natas, i Dunst sono qui per colmare il vuoto interiore. Nel 2011 quattro ragazzacci tedeschi si dirigono al Big Snuff Studio di Berlino, con l’intento preciso di sghiacciare il clima nord-europeo con fiammeggianti iniezioni latin desert. Tre anni dopo il buon Chris della Electric Magic decide che il mondo deve sapere di loro e pubblica questo sei tracce strumentali donandoci, ancora una volta, il più genuino verbo heavy psych. Sin dall’iniziale “Kincha King” si scopre che ai nostri piace lavorare sulla lunga distanza. Prendono i loro tempi. Scrivono senza rincorrersi, placidamente, aspettando che la musica stessa crei la trama dove dipanarsi. E in questo guardano da vicino ai lavori dei 35007 e ci si riconoscono. In più c’è quel tocco degli strumenti a corde che ricorda sia l’approssimazione che il calore di Sergio Chotsourian, Walter Broide e Gonzalo Villagra. Un miracolo come a migliaia di chilometri alcuni ragazzi, di età e cultura diverse, vibrino per le stesse emozioni. Potere della musica.
C’è anche una voglia di sperimentare con i suoni mantrici del medio oriente (nel bel mezzo di “Dhimahi Prachodayat”) e non si retrocede quando bisogna tirare giù i muri con gli ampli (“Hammerhigh”). Ma in generale i toni sono quelli della ricerca, del sondare gli orizzonti perduti che non trovano mai. Un pugno di band, tra le quali molte con radici nel nostro Belpaese, stanno tentando la via psichedelica scegliendo la strada strumentale. Giù il cappello per il coraggio, la fantasia e la personalità che stanno dimostrando.

Eugenio Di Giacomantonio

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