EARTH – Primitive and Deadly

Gli Earth arrivano a quota undici. Undici lavori dispensati al pubblico negli ultimi 20 anni. Fondamentalmente, pur facendo qualcosa di diverso dal solito per i loro standard – sempre alti, non fraintendiamoci – questa volta non apportano al mondo dello stoner contemporaneo un disco che si può definire a pieni polmoni “originale”. Detto questo, c’è da aggiungere in loro favore che, ad oggi, c’è troppa carne al fuoco nel genere ed è difficile discernere il vero valore di un prodotto piuttosto che il fumo negli occhi gettato da buona grafica e fuzz di mestiere. “Primitive and Deadly” – che non solo è il nome dell’album, ma è anche il commento più serafico e specifico che esso merita – con le sue cinque lunghe canzoni dai riff poderosi e polverosi, si piazza nella top 10 dell’anno. Sì, anche con tutte le premesse di cui sopra.
Seppur non originali, le cinque tracce si lasciano ascoltare penetrando nella psiche facendo leva su ridondanza perfetta e distorsioni “totali” calibrate dal magnifico lavoro che musicisti e produttori hanno svolto in due delle location culto dell’alternativo desertico (Rancho de La Luna e Avast! Recording Company). Le stesse tracce, musicalmente ineccepibili, si fregiano di voci d’eccezione: personalità che danno vita a un concept primitivo, morente.
Mark Lanegan (senza troppi fronzoli e presentazioni, perché se non sapete chi è… dovreste ripassare la lezione del giorno e andarvi ad ascoltare prima gli Screaming Trees – tutti – e poi “Bubblegum ” del 2004, per esempio) interpreta con la sua ugola graffiante e romanticamente cinerea due brani dai titoli mistici: “There’s a Serpent Coming” e “Rooks Across the Gates” (che potrebbe con disinvoltura essere inserito nella discografia del signor Lanegan stesso, sempre in bilico tra spiritualità, delusione nei confronti del genere umano e amore seppur distorto dal fondo spesso di un bicchiere). L’altra ospite d’eccezione è la talentuosa Rabia Shaheen Qazi, che oltre ad avere un nome meraviglioso e a far parte della band Rose Windows, regala a “From the Zodiacal Light” quel tocco à la Devil’s Blood che fa sempre piacere – soprattutto dopo la dipartita di Selim Lemouchi.
Ora non so cosa passi per la testa del caro Dylan Carlson, ma anche stavolta sembra averci preso perfettamente: l’album è intenso e ossessivo, come il tamburo che risuona al centro della Terra.

Che ci chiama e ci ipnotizza.

In fede,
S.H.Palmer

Actually “Primitive and Deadly ” is not only a straight-in-the-face title for an album, but also a straight and summarizing review of the same work. I’m talking about the brand new Earth‘s studio recordings. Those few songs were recorded and manipulated at the stoner cult accommodation Rancho de la Luna and in Seattle, the true alternative sacred city for all the stoned ones, since the late 80ies. I have to admit it, I’m gonna really loving it for a bunch of simple reasons, even if in a certain way this could be considered a same old one, although a good one – every song is long, and obsessive, and sludgy. Everything is dirty enough, as it demands. Riffs are heavy like the Bricks… from L7, yes they are.
The band is not new on this planet made of psychedelic fuzzy remembrance – this is their 11th album, at least. Something not very new – so – in the astonishing-contemporary-stoner panorama, fair to say. But well done. Super well done, damn it. Every movement is perfectly calibrated on the cosmic wave between heartful mantras and deadly chords. “Primitive and Deadly” summarizes the whole album, in which “his master voice” Mark Lanegan blows some smoke on this pre-apocalyptical scenario (“There’s a Serpent Coming” and “Rooks Across the Gates”): intense, massive symbolic skyline, which revealed itself through the bottom of his empty glass. As beautiful as violently romantic is the voice of Rabia Shaheen Qazi, woman of talent – with a lovely name – who sings along “From the Zodiacal Light”, an intimate trip among the mystical view of the Earth through the Earth.

Faithfully yours,

S.H. Palmer