EARTHLESS – Rhythms from a Cosmic Sky

Gli Earthless si confermano una delle migliori band dedite alle jam psichedeliche e soprattutto dei veri e propri animali da palco, ambiente in cui manifestano tutte le loro immense capacità di live-band. Idea che si potrebbe già avere ascoltando i loro dischi, ma è soprattutto con l’ultimo lavoro che ne danno conferma: si parla del “Live at Roadburn”, la rassegna europea più importante per tali sonorità, in cui hanno riscosso consensi grazie ad un live di 80 minuti, in cui hanno suonato solo due brani. Incredibilmente folli.“Rhytms from a Cosmic Sky” è una galassia costellata da tante influenze che brillano di vita propria e senza cadere nel manierismo. Il tessuto base è quello della lunga jam psichedelica, dove tra i Cream ed Hendrix, i primi Nebula e le band progressive psych giapponesi, il terzetto di San Diego scolpisce colonnati di riverberi e possenti riff, ottime melodie e bordate dovute ad una sezione ritmica varia ed impeccabile. Tre soli brani differenti tra loro ed eterogenie, con cambi di melodia e velocità, ripercorrono le correnti che si sono avvicendate tra gli anni 60 e la fine dei 70.
“Godspeed” e “Sonic Prayer” (che cita il titolo del disco precedente, in un continuum che rinvia al concetto stesso di jam) sono due universi che si contraggono e sono pronti ad implodere, esplodere e rinascere, come in una continua ed ininterrotta teoria del big bang sintetizzata in venti minuti e messa sulla spartito. “Cherry Red” invece si allontana notevolmente dai crismi finora esposti, perché si tratta di un’ottima cover degli storici Groundhogs. Il consiglio è semplice: procuratevi questo album e non perdete occasione per vederli live. Che la tempesta magnetica abbia inizio.

Gabriele “Sgabrioz” Mureddu

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