EARTHLING SOCIETY – Albion

Esplosioni di colori che prendono forma in un abbagliante vortice sonoro servito a base di chitarre, ritmiche infuocate, percussioni, synth e flauto. È questo l’universo che si materializza ascoltando “Albion”, disco d’esordio della Earthling Society, band inglese nata nel 2004 e dedita ad un rock figlio della migliore tradizione space, kraut e psych.I riferimenti di Fred, David e Jon sono Hawkwind, Ash Ra Tempel, Tangerine Dream, Pink Floyd, Amon Duul II e Ozric Tentacles, mentre la fonte d’ispirazione per le lyrics è tratta dai classici della letteratura occulta ed esoterica quali Arthur Machen, Phillip K. Dick, H.P Lovecraft e Gustave Meyrink. Non ci si può aspettare di meglio dunque, difatti “Albion” ammalia per freschezza e personalità. L’avvio è travolgente: “Black witch” è una cavalcata astrale nella quale emerge un fluido solo di chitarra che stordisce e travolge. Le vocals di “Heart of glass” provengono da galassie lontane, sussurri e bisbigli indistinti incutono timori ancestrali. Ci pensa la title track a ristabilire l’ordine, space e progressive si fondono, folate di synth ed una inaspettata vena pop nelle melodie vocali prendono il sopravvento.
“Outsideofintime” e “When it all comes down” propongono una psichedelia acida e dilatata, filtrata attraverso francobolli di lsd e spore di psylocibe, mentre “Beltane queen” è un affresco bucolico che ci fa respirare l’aria pura del tipico ‘countryside’ britannico, chitarra acustica percussioni e flauto a far da padroni. Si giunge così alla conclusione con “Universal machine”, quattordici minuti in cui tutto il talento del gruppo prende forma: inizio di pianoforte e voce, entrano basso, batteria, tastiere e chitarra a creare un avvolgente giro dub space rock, tappeti di synth, ritmiche impazzite e il gioco è fatto.
Deve essere davvero un bel posto Lancashire per partorire delle menti come quelle degli Earthling Society. Se anche Julian Cope ha amato questo disco, potete star sicuri sulla sua qualità.

Alessandro Zoppo

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