ELBOW STRIKE – Planning Great Adventures

La grande avventura proposta dagli Elbow Strike è fatta di route 66 e panorami a perdita d’occhio. Un viaggio verso l’America dei confini, rurale e ruspante, con la voglia di appartenenza a quel mondo così lontano e così vicino. Non è certamente un percorso fatto di processi interiori e di ricostruzione della propria mappa emozionale, bensì una ricerca continua della festa e del divertimento, anche se un certo ammiccamento alla materia grunge è evidente in più parti e fa precipitare l’arte nella consolata malinconia. La gioia di vivere solo ed esclusivamente di party fino al mattino emerge dall’iniziale “Elbow Strike Mofos”, dove le commistioni con un certo street metal anni 80 non sono celate, e da “Stone Man” che, a dispetto del titolo, è una verace dichiarazione d’amore verso certo rock FM dal facile ritornello. Complice il fatto che il deux ex machina dell’intero progetto, il cantante e chitarrista Chris T Bradley, abbia soggiornato negli States per tre anni, le composizioni si nutrono di influenze West Coast evidenti. Si avvertono odori Andrew W.K./Zack Wilde (“U.F.O. “) speziati con pizzichi di slow boogie, sapori Foo Fighters (“Waiting 4 the Sun”) infuocati dal blues distorto di southern addicts come Black Crowes e strizzate d’occhio alle billboards grunge della belle époque dove Spin Doctors, Stone Temple Pilots e Silverchair monetizzavano con pezzi a presa rapida il loro conto in banca.
In definitiva, il disco scorre via che è una bellezza. Per chi volesse vivere un spaccato qui ed ora della musica americana meno underground e sperimentale, “Planning Great Adventures” promette una cinquantina di minuti di sano divertimento.

Eugenio Di Giacomantonio

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