ELECTRIC MOON – Inferno

Disteso sul letto a luci spente, l’unica flebile calda luminosità è quella sprigionata dalla prima sigaretta, appena accesa, delle tre rollate senza troppa arte accanto al posacenere. Chiudo gli occhi, la mente è vigile, ricettiva. Sono pronto per l’Inferno.Le immagini, le visioni si materializzano e si susseguono al ritmo dei riff di chitarra distorti e dilatati e di una sezione ritmica ossessiva e avvolgente… I gironi infernali danteschi prendono forma e vita proprie quasi a costituire un gorgo infuocato popolato di creature demoniache indicanti la direzione dell’oblio, quel buco oscuro in fondo alla spirale; le allucinazioni e la disperazione del viaggiatore solitario nel deserto arroventato, rossastro e pietroso dal quale sa di non poter uscire; l’odissea del cosmonauta alla deriva nello spazio oscuro e infinito, consapevole dell’ineluttabilità della propria imminente scomparsa, inutile e scevra della memoria dei posteri; gli incubi ricorrenti della propria esistenza e le difficili e sofferte scelte del passato riaffiorano, nitide ed in toni apocalittici; le mani nei capelli, gli occhi cerchiati e lucidi, il cupo sconforto di colui che ha progettato e costruito per una vita rendendosi conto solo alla fine del proprio fallimento e della mera illusiorietà di ciò che aveva sognato, un po’ come quel pittore che, deluso dell’opera, strappa in un impeto di furore la tela sul quale ha lavorato per mesi notte e giorno; la scheletrica ed ancora fumante Dresda all’indomani del bombardamento subito nel 1945, enorme bara umana. L’inferno. L’ultima sigaretta la fumo ad occhi aperti, ho bisogno di prender fiato.
Uscito nel 2011 in CD e ristampato l’anno dopo anche in vinile, l’album degli Electric Moon consta di due soli brani, “Mental Record” e “Inferno”, per oltre un’ora di pura psichedelia strumentale distorta all’inverosimile e senza soste, che ti entra in testa e ti accompagna in un viaggio extrasensoriale tra vampate rossastre e precipizi nero-bluastri. Una infinita jam session dove Sula Bassana e compagni danno sfogo ai propri liberi istinti, dove l’improvvisazione di stampo kraut rock e l’acidità hard di matrice stoner space si fondono in uno tsunami di magma elettrico e incandescente.
Se mai esistesse l’Inferno, questo ne sarebbe il suono.

Alessandro Mattonai

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