ELECTRIC SWAN – Electric Swan

Signori, ecco il primo album solista di Lucio Calegari, chitarrista dei formidabili Wicked Minds, gruppo di punta del nostro hard-psych e uno dei tanti tesori custoditi dalla Black Widow, che per questo lavoro (o meglio capolavoro, come vedremo fra un po’) ha chiesto aiuto ad un pugno di ragguardevoli musicisti: Paolo “Apollo” Negri (poche presentazioni, ma Paolo lo ricordiamo è un fuoriclasse), il sorprendente cantante Luca “Mitch” Rancati (dai Tough, gruppo piacentino di scuola Ramones, che qui si trasforma in ottimo cantante hard-blues!) e l’inappuntabile sezione ritmica dei Wicked Minds (Lovotti e Garilli), a cui vanno aggiunti l’altro bassista Edoardo Giovanelli (The Blackball, Jolly Farm) e dulcis in fundo l’ospite di lusso Sophya Baccini (per chi non lo sapesse, voce di una delle migliori espressioni di dark/prog colto italiano, i Presence).Da queste premesse scaturisce un album che definirei totalizzante, almeno se siete tra coloro i cui confini musicali spaziano tra l’heavy 70 e il prog nelle sue diramazioni psichedeliche, folk e dark, nel quale l’ispirazione musicale la fa da padrone, ponendo in disparte le ere che si sono succedute, tra nascite, soffocamenti, morti e resurrezioni di centinaia di generi.
Non si fa ancora in tempo a sedersi che da “In the Hush of Daze” in poi ci vuol poco a capire che roba stiamo mettendo nello stereo: a me è sembrato di sentire i Whitesnake di fine anni 70, estratti dalle miniere subterranee assieme a Killing Floor, Bakerloo, James Gang, May Blitz, Zephir, Jody Grind…
“Electric Swan” è un brano capitale, tra Groundhogs, Leaf Hound, Mountain e Captain Beyond, con tanto di innesti proto-metal psichedelici e infernali tastierismi hard prog; “Your Love Has Been to Me” (dai Parliament di Ruth Copeland, Lucius Ross e George Clinton) è affidata alla suprema voce della Baccini, e “Eleventh Angel” è uno strumentale che coniuga heavy-blues e stoner-psych alla maniera di Atomic Bitchwax / Core.
“Beyond the Rising Sun” – che assume le forme iniziali di una ballata blues lisergica per poi deflaglare in un eroico hard – si ammanta di dark sound col trascorrere dei minuti, così come l’entusiasmante funky progressive di “Calibro 9” eleva l’alchimia strumentale ai massimi livelli, grazie agli incommensurabili tasti eburnei di Negri.
“Crossing the Line”, altro brano atmosferico, dal mood dark e occidentale, può facilmente ritenersi uno dei migliori concepiti nel genere da un gruppo italiano (di sicuro almeno dalle stagioni del nostro rock progressivo); “Redwitch” si inoltra nelle lande minate della psichedelia gotica e dell’heavy prog che precedettero doom e nwobhm, mentre la stratosferica cover di “Teaser” di Tommy Bolin, caratterizzata da vocals negroidi e i solismi di classe cristallina di Lucio, mandano in visibilio ogni amante del rock autentico, azzerando ogni buffonesco giga-manierismo di tributi e mascherate barocche.
Il caliginoso e enigmatico (ma sempre scintillante) showcase di “Apollo’s Dream” fa trionfalmente duellare Negri e Calegari lungo sofferte decadi di psichedelia hard, come accadeva nel suo picco di fulgore espressivo (Vincent Crane, Quatermass, Colosseum e Zior per farsi un’idea) e – senza offesa per nessuno, tantomeno per i Metallica risorti col finalmente valido Death Magnetic – la versione doomy-psych di “Creeping Death” tuona imperiosa contro dieci anni di troppa paccottaglia e fac-simili estremi contraffatti, provenienti da ogni dove, impero e colonie compresi.
Almeno per quanto mi riguarda uno dei dischi del 2008.

Roberto Mattei