ELECTRIC TAURUS – Veneralia

Hendrix, i Sabbath, gli Zeppelin, Leaf Hound, Cream e poi Kyuss, Sleep ed Electric Wizard. Sono alcuni dei gruppi che gli irlandesi Electric Taurus citano tra i loro ispiratori e riferimenti musicali. In anni di pieno revival hard rock settantiano e di pullulante sottobosco stoner doom niente di più scontato, si potrebbe pensare. Se vogliamo anche banale. Ascoltiamolo allora questo “Veneralia”, uscito nel 2012 per l’italiana Moonlight Records, costituito da sei tracce per complessivi 50 minuti di heavy psych.I brani iniziano a scorrere e… porca miseria, questo è un gran disco! Lasciando da parte i nomi dei mostri sacri sopra citati, sin da subito un’immagine affiora alla mente. Sarà l’influsso della vicina collezione vinilica, non è chiaro: è l’immagine di un vascello fantasma di nome Kingdome Come che naviga su di un angosciante mare oscuro. Proprio loro, i Sir Lord Baltimore. Solo allora siamo pronti ad adorare gli Electric Taurus.
Superfluo parlare di questo “Veneralia” brano per brano, molto più efficace descriverlo nell’insieme come un’orgia di fuzz e wah wah accompagnati da una sezione ritmica potente, o come un susseguirsi di riff precisi, corposi e taglienti, a volte tipicamente stoner doom ed altre di matrice hard blues, intervallati da digressioni psichedeliche talora west-coastiane. Insomma un’alchimia perfetta, uno psychedelic stoner davvero riuscito, gradevole, non monolitico e stucchevole, fluido e persino originale in alcune soluzioni (basti ascoltare brani come “Mescalina / If / At the Edge of the Earth” o “Prelude to the Madness”).
L’espressione perplessa e disillusa prima di ascoltare l’album svanisce di colpo ai primi accordi, ai primi riff: la recensione è scritta ed è adesso l’ora di mettersi in un angolino da soli a gustarsi in pieno questo “Veneralia” con un bel sorrisetto estatico stampato in faccia.

Alessandro Mattonai

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