ELEPHARMERS – Weird Tales from the Third Planet

Se cercate con insistenza insolite frequenze provenienti dai confini del sistema solare, fareste meglio a non snobbare troppo quello che accade sul nostro pianeta, visto che in quanto a bizzarrie non è certo l’ultimo posto dove cercare. Preambolo d’obbligo per introdurre l’esordio degli Elepharmers, terzetto sardo che propone un solidissimo stoner acido di vecchio stampo (ma non per questo sorpassato, anzi!), tra echi di (primi) Orange Goblin, Kyuss, Queens of the Stone Age (quelli di una volta) e un po’ tutto il succulento suono fuzz degli anni 90. Riff grassi, ritmiche blueseggianti e soliste psych appaiono in bella mostra lungo tutto l’album, esibite però con quel piglio personale che dona agli Elepharmers un bel retrogusto muriatico.In particolare vanno segnalati brani come “The Preacher”, “Downtown in the Morning” e “Sailing by Sight”, genuine e coinvolgenti al punto giusto. La scorrevolezza psichedelica di “Endless Summer”, giocata tra riff detonanti e atmosfere canicolari, la dice lunga sul background di Andrea “Fex” Cadeddu (chitarra), Guido “El Chino” Solinas (voce, basso, armonica) e Maurizio Mura (batteria); per “The Valley” si potrebbe tirare in ballo l’eclettismo tipico di band fondamentali come Atomic Bitchwax e Core, mentre “Tiger Mozquitos” è forse la song che spinge di più col suo denso andamento ipnotico. Per finire, ottima anche la ghost track, un hard southern ruvido e indiavolato. Un’altra realtà decisamente promettente partorita dal nostro stonerama.

Roberto Mattei