ELOW THE SOUND – More like a gunshot than a car wreck

Se i Joy Division fossero sopravvissuti agli sconquassi avvenuti nel mondo del rock durante tutti gli anni ’80, i ’90 e questo inizio millennio molto probabilmente avrebbero suonato così…i Below The Sound sono un trio di Albuquerque composto da due fratelli, Chris e Brian Roy, rispettivamente chitarra e batteria, e dal bassista/cantante Dennis Panozzo. Dopo l’album d’esordio e tante esibizione live, con questo ep di sette pezzi tornano a proporre la loro musica deviata e devastante, composta di noise alla Jesus Lizard e Naked Raygun, postcore di derivazione Quicksand e dark wave presa direttamente in prestito da Ian Curtis e soci, il cui poster campeggia non a caso alle spalle dei tre nella foto interna del booklet…
C’è da fare subito una premessa però: chi non ama la scarsa linearità, le composizioni volutamente scarne e la quasi totale assenza di melodia stia alla larga da qui…tutti i brani sono brevi e furiosi come schegge impazzite, tanto che le iniziali “Extravaganza” e “Fever pitch” lasciano sbigottito chi si aspettava un approccio più “facile” e ascoltabile, subissando le nostre orecchie di distorsioni perverse, ritmiche vulcaniche e parti vocali a volte urlate, altre volte sguaiate. Bisogna attendere “Penetration” per cominciare a percepire una certa sequenzialità sonora incanalata in una struttura martellante ma pur sempre ossessiva, mentre con “Pretty stupidity” siamo di nuovo immersi in un abisso oscuro, saturo di violenza, rabbia e angoscia. “Subtractive” allenta per un attimo la tensione emergendo dal basso e sputandoci addosso una leggera linea melodica, divisa tra le chitarre di Chris e le vocals di Dennis, nonostante basso e batteria costruiscano sempre delle impalcature debordanti, che in questo caso si placano solo nello stacco centrale, leggermente rilassato, per poi riprendere a pieno regime. Dei forti accenti groove (evidenti specialmente nel finale assolutamente da brivido…) dettano invece i tempi di “Like a pig”, straziante frammento punk wave che ci avvia alla conclusione, affidata a “Hot blooded animal”, luogo dove il noise incrocia il dark e il postcore in un caleidoscopio che ha come comune denominatore un solo sentimento percepibile: il dolore.

L’ho detto e lo ripeto, la proposta dei Below The Sound è qualcosa di difficilmente accessibile, è il classico sound da amare alla follia o da odiare incondizionatamente. Solo dopo ripetuti ascolti si può percepirne bene l’essenza e capire a quale schiera si appartiene: personalmente, mi annovero tra quelli che li amano spassionatamente. A voi la scelta…

Alessandro Zoppo

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