ENTOMBED – Inferno

Gli Entombed sono ormai un pezzo di storia del metal estremo: nati sul finire degli anni ’80, hanno scritto pagine fondamentali del death svedese partorendo pietre miliari del genere come “Left hand path” e “Clandestine”. A partire dal 1994, anno di uscita del controverso “Wolverine blues”, si è avuta la svolta che tanto ha fatto discutere i fans della band svedese: messi da parte i rigurgiti death e le sterzate grind, il gruppo ha virato verso una forma di metal cadenzato e sulfureo (qualcuno lo ha definito death’n’roll…) che strizza l’occhio al doom, al blues e all’hard rock dei ’70, riscoprendo anche mai sopite radici hardcore.
Dopo il passo falso del mediocre “Same difference”, gli Entombed sono tornati su alti livelli qualitativi con due ottimi dischi come “Uprising” e “Morning star” ed oggi riprendono lo stesso discorso con il nuovo “Inferno”. Ci troviamo di fronte infatti al classico concentrato di furia metalcore, break asfissianti in pieno doom style e riffoni presi direttamente in prestito dai padrini Black Sabbath, con qualche puntatina in territori cari agli Slayer di “Reign in blood” (basta notare l’accordatura bassa delle chitarre…). Questo alternarsi di sfuriate e rallentamenti demoniaci crea un dualismo sonoro abbastanza affascinante: nelle tredici tracce qui presenti si alternano così missili che non danno scampo come “The fix is in”, “Incinerator” e “Public burning” e corposi monoliti dall’atmosfera soffocante quali “Children of the underworld”, “That’s when i became a satanist” (sempre simpatici i testi…), “Nobodaddy” (dall’ottimo taglio melodico) e “Flexing muscles”.

La voce di Lars Goran Petrov è al solito possente e luciferina, le ritmiche lasciano senza fiato e le due chitarre di Uffe Cederlund e Alex Hellid costruiscono un muro sonoro davvero impenetrabile. “Yound & dead” può essere considerato il brano che meglio esprime l’attitudine di “Inferno”: inizio e conclusione deathcore senza compromessi, parte centrale oscura e in slow motion, da passeggiata nelle tenebre…

Chi ama gli Entombed, soprattutto le loro ultime releases, adorerà questo disco, per gli altri vale la pena dare un ascolto, una bella mazzata che unisce Black Sabbath, Motorhead e Black Flag è merce rara al giorno d’oggi…

Alessandro Zoppo

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