ETERNAL TAPESTRY – Wild Strawberries

Un viaggio al termine della notte è intrapreso dagli Eternal Tapestry con l’ultimo, bellissimo, “Wild Strawberries”. Andiamo subito al sodo con la title track: live at Pompei, Pink Floyd, qui ed ora. Un tappeto oppiaceo su cui si infrangono chitarrismi drogati ed inafferrabili. Una nota una di synth che appoggia qualunque idea abbiate quel giorno di prendere l’acido. Delirio dei sensi. Come in un film del 1968 di Giuseppe Maria Scotese. Non che non ci avessero abituato ad un menù raffinato con le numerose uscite dal 2005 ad oggi, ma i ragazzi dell’Oregon questa volta hanno tirato fuori portate da fuoriclasse. Si può citare la California dei Sessanta, Grateful Dead, Ozric Tentacles, Gong e via dicendo. Tutto giusto. Ma la verità è che i nostri sono dentro alla contemporaneità fino alla punta dei capelli. Alla stessa maniera dei Liquid Sound Company, non esisterebbero se non in questo momento storico.
Il concetto è proprio questo: prendersi il proprio tempo. Nel ritmo della composizione (sentire “Enchanter’s Nightshade” per credere), nell’osservare la realtà che ci circonda, nella vita di tutti i giorni. Il futuro arriva troppo presto diceva qualcuno. E gli Eternal Tapestry non pensano al futuro: godono del loro presente. Andare in sala prove. Suonare. Queste sono le cose che esistono nella mente dei nostri (che registrano 35 ore di materiale per far uscire un disco di 80 minuti circa) al di là delle stronzate etichetta/tour/t-shirt che piacciono alle sbarbine. Si sono chiusi in una baita all’ombra del Monte Hood e per giorni si sono sottratti al mondo esterno per dare corpo alle numerose idee musicali che ognuno ha portato in dote. La Thrill Jockey (etichetta sempre attenta a dare pubblicazioni agli esperimenti artistici – ricordiamoci degli Heat Leisure) ci ha dato la possibilità di seguire tracce di quell’evento. Tutto qui. E non è poco, dato i giorni terribili che sta vivendo l’industria musicale.

Eugenio Di Giacomantonio