FAKIR THONGS – Habanero

I Fakir Thongs ci tengono a fare al meglio le proprie cose. Ce ne accorgiamo sin dall’aspetto di “Habanero”: confezione digipack con poster interno dove da un lato abbiamo una sexy mangiatrice di fuoco e dall’altro tutti i testi dei brani. Il loro stoner rock è genuino e sanguigno come la terra da dove provengono, l’Emilia Romagna (dato il grande numero di band di questa zona si potrà parlare in futuro di New Wave of Emilia’s Heavy Psych) e punta dritto verso l’America, affiancandosi al lavoro che hanno fatto in questi anni gruppi come Fireball Ministry, Dixie Witch e Ironboss, ma non esclusivamente. A tratti emerge la fascinazione verso il crossover dei Novanta con ambienti à la Tool (“Seven” e “Through the Chimney”) e qualche reminiscenza grunge, soprattutto nel modo di usare la voce del bravo Alessio Cortelloni.
Ma il concept di “Habanero” è interamente espresso dall’accoppiata energia e sudore: “Pouring Water” con un riff di chitarra in cortocircuito e il ritornello irresistibile, “Storm” che minacciosamente apre il disco e “Nothing Really Happens”, che sfida i Queens of the Stone Age sullo stesso campo da gioco. C’è anche il tempo per un finale spensierato, frutto di una jam strumentale, “Domus de Janas”, che ci lascia con un velo di malinconia negli occhi, come un abbandono troppo repentino in un momento di totale coinvolgimento. The World is Yours.

Eugenio Di Giacomantonio

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