FARFLUNG – 5

Una delle più belle e riuscite incarnazioni del verbo Hawkwindiano sono i Farflung, band attiva dal lontano 1992 e in grado di pubblicare un disco più bello dell’altro. Corteggiati dalla nostrana Heavy Psych Sounds Records che dal 2012 invita la band per split album di prestigio (ricordiamo quello dell’anno scorso con i Fatso Jetson), pubblicano quest’anno un lavoro completo a proprio nome, cosa che non accadeva dal 2008 con “A Wound in Eternity”, segno che i ragazzi, oltre ad essere attanagliati da una creativa indolenza, pubblicano solo quando hanno voglia di farlo. “Proterozoic” sicuramente ha qualcosa da dire ad un certo Josh Homme, che viene sfidato nel suo stesso rifframa, ma in maniera più scanzonata, come dei redivivi Man or Astro-Man? applicati alle espansioni della psichedelia.
Lo stesso odore di Desert Sessions si sente in “044MPZ” e “We Are ‘E'” dove, nella prima, una coda acustica rievoca la sensazione di jam registrata e, nella seconda, la voce cibernetica ricorda il cazzeggio che circolava in quei giorni al Rancho de la Luna, ma anche certi ultimissimi White Hills robotizzati. Altro stile compositivo risulta essere lo space rock tout court di brani come “27th Sun”, “Dismal Jimmy” e “The Retreat”: qui il ritmo rallenta con battiti sotto la soglia di vita riuscendo a far provare all’ascoltatore fughe escapiste senza bisogno di additivi esterni. Ma tutti i pezzi alla fine riescono in quest’intento, grazie anche agli innesti massivi di synth che donano alle composizioni una leggerezza antigravitazionale.
Insieme a Fatso Jetson, Yawning Man, Earth e Goatsnake, i Farflung sono una di quelle band genuine e preziose che stanno riscrivendo da un quarto di secolo il verbo della musica heavy psych. Raccogliendo meno di colleghi noti, ma con una dignità artistica molto superiore.

Eugenio Di Giacomantonio

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