FATSO JETSON + HERBA MATE – Early Shapes

La Go Down fa le cose per bene. Innamorati (e chi non lo è?) della Lalli’s Family, Leo e Max piazzano questo split nuovo di zecca che vuole dimostrare come l’esplorazione sia la componente principale del mondo musicale del nostro Marione. Tornati a casa dopo il tour italiano che li ha visti partecipare alla sesta edizione del Maximun Fest di Treviso, i Fatso Jetson si sono chiusi in studio a Los Angeles sotto l’occhio amorevole dell’amico Mathias Schneeberger (già con loro in “Cruel & Delicious” del 2002, ma anche presente in diverse Desert Sessions e in cabina di regia con QOTSA, Mondo Generator, Masters of Reality e Mark Lanegan: in una parola il suono dello stoner rock americano!) ed hanno forgiato 3 pezzoni micidiali. Riflessvi. Dondolanti. Evocativi come canti di sirene. Abbandonando, per un attimo, la componente hard/surf/blues, si sono lasciati cullare nel mare calmo del THC. Ed hanno chiamato alla festa lo stesso Mathias con il suo Rhodes Paino, Adam Harding e la sua chitarra e una (sorpresa!) voce femminile di Abby Travis in “Long Deep Breath”. Il risultato è un continuum spazio temporale che in quarto d’ora ci fa viaggiare alle porte di Orione. Imbattibili. Genuini e garanzia di qualità.
I nostrani Herba Mate non sfigurano per niente al confronto. Diciamo che sono più ortodossi e che il loro kyussismo, pur non essendo brillante come i Los Natas o jazzato come i Color Haze, risulta piacevole all’ascolto. Quei suoni sono legge e quando vengono introdotti in “Desert Inn I” tutti i die hard kids si ritroveranno i benvenuti nella Sky Valley. Alessandro è bravissimo con la voce, calda e abrasiva, che ricorda proprio quella di Marione nello stile sussurrato. Ermes ed Andrea fanno un lavoro eccellente. Hanno passione, tecnica e cultura dell’argomento. Come quando ti piazzano una versione fulminante di “Way Down” dei Core (chi li ricorda? Progetto che ha dato i natali ai più famosi Atomic Bitchwax) che è una dichiarazione di appartenenza netta. Tutto un attimo prima di sfumare nel vento caldo del secondo episodio di “Desert Inn”, che ci lascia con gli occhi semichiusi e la mente rapita da chissà cosa.
Lontani eppur vicini. Quando la germinazione è buona i frutti sono sempre dolcissimi. A scapito di cultura, società, estrazione sociale e scarto generazionale. Good Vibrations is the law!

Eugenio Di Giacomantonio