FIREBALL MINISTRY – The second great awakening

E riecco il reverendo J. Rota e la sua accolita di predicatori della Church Of Rock’n’Roll, stavolta sotto l’ala della potente Nuclear Blast. I cliché di un meta-genere alieno come l’heavy rock di derivazione settantiana ma già portatore di alcuni semi proto-metallici (Judas Priest in primis) ci sono tutti a cominciare dalla copertina e dal titolo altisonante. E qui tocca a voi starci oppure non mettere neanche il cd nel lettore. E’ una scelta radicale che può, forse, farvi apprezzare il disco per intero o giocarci a tiro al piattello appena alla metà.
Mi immolo io per voi.
King e The sinner ci catapultano subito dentro l’essenza dei Fireball Ministry: un crogiolo di heavy rock a volte metallizzato nell’attitudine più che nel sound vero e proprio. Come dei Grand Funk Railroad capitanati da un clone di Ozzy che si porta tatuato addosso una americanità muscolare e macha, una spiritualità d’accatto rintracciabile nei ritornelli di Master of none o in tutta Daughter of the damned. Qualcosa insomma irresistibilmente tamarra e sporca che solo gli americani possono partorire con tanta leggerezza e spavalderia.

I Fireball Ministry snocciolano le loro coordinate già nei primi sei pezzi, il resto sembra già sentito e scorre senza grosse sorprese. Anzi annoia un po’.

Si va dal buon boogie metallico di Rollin’on alla profondità di Maidens of Venus a episodi sinceramente mediocri come In the mourning o He who kills.

L’edizione europea contiene Dark descend come dignitosissima bonus track. Quella americana ne contiene un’altra.

Piccola considerazione in calce: alcuni dei pezzi qui presenti erano già usciti nell’ep ‘FMEP’ edito nel 2001 su Small Stone. La band ha deciso di reinciderli. Questo unito a quanto detto sopra giusto per darvi maggiori coordinate sull’effettivo valore di The Second Great Awakening.

Francesco Imperato

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