FIREBIRD – No. 3

Finalmente i Firebird tirano fuori l’anima, mettono da parte la potenza, le dimostrazioni di tecnica rock-blues, in parte anche il groove, e mostrano cuore e sentimenti. Mi viene da immaginare che Bill Steer (ex Napalm Death e Carcass, un periodo che oggi è lontanissimo) abbia davvero composto queste canzoni in totale raccoglimento, come raffigurato in copertina. Si sente.
Sarà anche grazie alla nuova formazione – Roger Nilsson al basso (The Quill e Spiritual Beggars) e George Atlagic alla batteria – qui Steer predilige toni meno aggressivi che in passato, una vena di soul bianco mai così in evidenza e più in generale un feeling solare che rimanda ancora una volta a Free e Cream.

Sentite quanto fila liscia e vellutata Tumbling Down, complice anche un arrangiamento di organo di gran classe, o come si possa suonare del classico hard rock settantiano senza alzare troppa polvere (Station). Vi ritroverete ad accompagnare con le mani la freschezza degli accordi di Hard Hearted, complice una delicata linea vocale e l’armonica a bocca di Steer.

Se non avete mai sentito i Firebird, noterete quanto particolare sia la voce di Steer, molto ‘bianca’ ma calda, mai fuori dalle righe, notevolmente pacata rispetto a quella di altri suoi colleghi (e per questo motivo a mio avviso necessitava di un pelino di volume in più), di una estensione limitata ma congeniale alla delicatezza di questi brani. Gli anglosassoni direbbero ‘it fits’… insomma ci sta dentro, alla grande.

In una scaletta che ospita anche due momenti energici come Stoned Believer e End Of The Day e il boogie zeppeliniano in Dream Ride , Long Gone è la canzone del compromesso, ficcante e morbida, seguita dall’episodio meno interessante, Off The Leash. Infine, Friend, atterraggio morbido di un lavoro fresco e raffinato.

Ciò che mancava al precedente ‘Deluxe’ erano proprio la leggerezza di una scrittura che travalicasse i confini del rock settantiano di seconda mano, cosa che è invece l’ossatura di No. 3.
Felicità! Ecco il disco hard rock con cui trascorrere questa caldissima estate.

Francesco Imperato

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