FOG IN THE SHELL, THE – A secret north

Intorno a “A secret north” si sprecheranno le definizioni più disparate. Post rock, math rock, indie noise e chi più ne ha più ne metta. Per una volta lasciamo da parte le etichette e godiamoci uno dei migliori gruppi che l’Italia ci ha offerto negli ultimi anni. The Fog In The Shell hanno sfornato un primo lavoro dove tutto è così perfetto da lasciare imbarazzati.
Si ha l’impressione che i quattro (Federico, Luca, Marco e Stefano) abbiano ascoltato molto Mogwai, Isis e Motorpsycho. La lezione del rock emotivo e malinconico insomma. Piacevoli ossessioni che ritornano in un sound oscuro ed afoso, non certo distaccato ma sicuramente contorto ed ambiguo. Già l’artwork in stile Stephen O’Malley crea uno strano senso di disagio. Il proseguo conferma questa linea e richiede ripetuti passaggi per essere assimilato in pieno. La forma canzone va infatti a farsi benedire e lascia il posto ad un flusso costante di emozioni e sentimenti notturni, aspri, tanto piacevoli quanto soffocanti.

Se l’iniziale “The river” sembra una rielaborazione contemporanea dei Velvet Underground (con quel manto psichedelico interrotto solo da un’armonica deviata), la meravigliosa “Rain” e “I can’t be the chaos, they can be the structure” sono The Fog In The Shell al 100%. Composizioni lunghe, da assaporare a cuore aperto, giostrate su lentezza atmosferica e crude deflagrazioni che all’improvviso sconquassano l’aria. Il senso è quello di una privazione, come un temporale estivo, come la fine di una relazione amorosa o la morte dopo la vita. Distorsioni, soffici arpeggi, rari interventi vocali: ecco la chiave utilizzata. Grimaldello che si rivela vittorioso sotto tutti i punti di vista.

I passaggi acustici di “Livings’ dreams are deads’ lives” e “Toward the crimson eye”, uniti alla strumentale “A man escaped”, rendono ancora più appetitosa e suggestiva la proposta di questi quattro ragazzi che non hanno timore di niente e di nessuno. “A secret north” è un disco di una intensità incredibile. Quaranta minuti che sembrano non finire mai: come in preda ad un piacevole incantesimo, il risultato conseguito è un sogno fatto ad occhi aperti…anzi, spalancati.

Alessandro Zoppo

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