FOOZ – Fooz II: space is dark… it is so endless

Dopo averci fatto assaporare le gioie per troppo tempo celate degli straordinari Yawning Man, la spagnola Alone Records recupera l’ennesimo gioiello nascosto e dà alle stampe questo secondo capitolo dell’avventura dei Fooz. Band di Alicante, che purtroppo ha cessato di esistere dopo quattro anni d’attività. Questa operazione della Alone Records si pone dunque sia come un tributo che come una tesi compilativa di tutto il materiale composto dai quattro (Ignacio Fuentes – voce -, Juan Angel Gomez – chitarre -, Andrés Lizon – basso – e Pablo Banon – batteria -). Il cd si compone infatti di 16 brani: i sette che facevano parte del primo disco del gruppo (uscito nel 2001), tre bonus tracks inedite e sei pezzi acustici che dovevano formare un nuovo ep, mai edito a causa dello scioglimento della band.Ed è proprio in queste prime sei tracce acustiche che si può apprezzare ciò che abbiamo perduto: splendidi acquarelli dipinti a colpi di chitarre, percussioni (suonate da Hector Bardisa) e organo hammond, fughe romantico psichedeliche che rimandano ad un immaginario ancestrale, da origine dei tempi. Temi come quelli di “Mine”, “Smoke is over”, “Earthwind” e la stupenda “Flower’s on me” (tutti episodi che ritroviamo in versione elettrica nel disco d’esordio) sono escursioni campestri in territori placidi e rilassanti, anche quando emergono scorie lisergiche che minano la linearità del cammino. Non a caso aprono e chiudono la fase acustica due cover, “Space is deep” e “Astronomy domine”, originariamente a nome Hawkwind e Pink Floyd, due influenze che insieme a quelle di Black Sabbath, Captain Beyond, Ozric Tentacles e Monster Magnet determinano il background dei Fooz.
Sostrato che viene fuori nei sette brani che componevano l’esordio degli spagnoli, caleidoscopio di space e acid rock, stoner e heavy blues, personale nella scrittura e nell’esecuzione, con ampi passaggi acustici (meravigliosi quelli di “Mine”), synths ultraterreni e caldi tappeti d’organo. “Earthwind” e “Cool guys” sono puro space rock da volta terrestre, “Alone you stand”, “Merely a number (clouds of words)” e “Smoke is over” sono stoner rock ‘sabbathiano’, melodico e tirato a lucido per l’occasione, mentre la conclusiva “HiFooz/Mixhole masterdoom” è una bizzarra sperimentazione che unisce la follia di Syd Barrett con armonie ‘beatlesiane’ e umori kraut.
Quanto alle tre ulteriori tracce, se “Leaf tale” e “There is a place” ribadiscono la capacità dei Fooz nel destreggiarsi con abilità tra gli impervi sentieri dell’heavy rock psichedelico, bisogna soprattutto sottolineare la bellezza di “Flower’s on me”, delicato scorcio psych rock che non può far altro che farci rimpiangere la bravura di un gruppo come i Fooz. Ci auguriamo che questo “Space is dark…” serva soprattutto a far luce su una realtà così intrigante.

Alessandro Zoppo