FORTY MOOSTACHY, THE – Demo 2004

Direttamente dal nord est italico, e precisamente da Vicenza, ecco arrivare a noi i Forty Moostachy… interessante trio che si propone come stoner band, ma perfettamente in grado di dimostrare sin dal primo ascolto che non di solo stoner si tratta… anzi… tutt’altro!Il sound proposto dalla band ha basi stoner con forti influenze blues, garage e psych. Una musica potente e scarna (sono solita affermare che le band migliori sono composte da tre elementi… essenziali ma micidiali!), ma allo stesso tempo poliedrica e multiforme, che strizza l’occhio ai grandi del desert rock ma anche ai padri storici della psichedelia acida e del punk primordiale. Ecco venir fuori nomi illustri come Blue Cheer e Stooges, tanto per citare un paio. Nomi ai quali occorre inchinarsi doverosamente oppure omaggiarli come fanno i tre ragazzi vicentini: con la propria musica.
I F.M. producono un suono personale e decisamente coinvolgente. Sanno attingere allo stoner ma senza cadere nel pericoloso errore dell’effetto fotocopia. Prendiamo ad esempio la voce: è importante sottolineare che ho tirato un sospiro di sollievo nel constatare che essa non è ispirata da Garcia (come spesso accade) e questo è un altro punto a favore della band! Luca, che oltre a cantare si occupa anche della parte chitarristica, ha una voce davvero bellissima: potente e “sporca”, di impostazione blues. Anche quando si esibisce nelle tonalità più alte non perde il proprio pathos, anzi conserva sempre la propria forza e passionalità. Ma torniamo alla musica! I F.M. sanno creare una miscela esplosiva in grado di trasmettere visioni di sabbia e metropoli di cemento, tra il Rancho de la Luna e la Motor City di Iggy e MC5, il tutto accarezzato da visioni acide e ipnotiche di viaggi in mondi dispersi nello spazio. Chitarre dal suono polveroso e base ritmica pulsante e incisiva dietro alla quale stanno la bassista Gio e il drummer Nesh, che completano in modo davvero egregio la line up.
Tra le note biografiche e le info che ho raccolto sulla band, vorrei citare due elementi degni di nota, almeno per me sono tali e non posso che considerarli particolari essenziali per il mio giudizio nei loro confronti. Il primo: hanno avuto il grande onore di suonare come opening act per i grandissimi Natas durante la loro data a Padova! Secondo: durante i loro concerti i F.M. sono soliti riproporre la cover di A God in a Alcove degli altrettanto grandissimi Bauhaus…! … cosa da non sottovalutare affatto, intanto perché dimostra un background di tutto rispetto, una mentalità musicale a 360 gradi ed estremamente eclettica (cosa importantissima!). Non posso non dire che la cosa ha destato la mia ammirazione e perché no, commozione… dal momento che i Bauhaus hanno avuto un posto di grande rilievo nel mio passato musicale (mi sia perdonata la nota autobiografica!)!
Il demo apre i giochi con “The Man in the Car”, brano dall’atmosfera polverosa e assolata, con chitarra dal ritmo cadenzato tipicamente blues. Graffiante e sensuale, con basso e batteria pulsanti come il sole sulle dune infuocate. Un micidiale cocktail di stoner, psichedelia acida e garage blues… alcolico e fumoso come un wiskey bar su una higway in mezzo al nulla.
Segue “Man after Man”, dal ritmo più veloce che ricorda il punk blues malato e sporco dei grandissimi e mai abbastanza citati Gun Club di J.Lee Pierce (R.I.P), soprattutto nell’assolo di chitarra centrale rallentato . sempre grande la voce e sempre indispensabili gli interventi sonori di Gio e Nesh (in una band a tre è riduttivo definire la base ritmica “un supporto”… essa acquista un ruolo da protagonista).
Chiude alla grande “The Man is Running Fast”, altro brano dal ritmo cadenzato, dalle tonalità cupe e ipnotiche. La voce qui da’ il massimo. Demoniaca e urlata, sa arrivare alle orecchie ma anche dentro le viscere. Ricorda a tratti il vocalismo sofferto e micidiale dell’indimenticabile Layne Staley degli Alice in Chains, senza dubbio una delle voci più belle nel rock.
Concludendo, il demo è sicuramente ottimo e ne consiglio l’ascolto soprattutto perché i tre ragazzi dimostrano preparazione tecnica e amore per ciò che fanno e tutto quello che ha influenzato il loro stile. Resta, a questo punto, la curiosità di vederli nella ideale dimensione di ogni rock band che si rispetti… sul palco! E sono certa che dal vivo sanno donarci momenti di grande emozione, energia e brividi r’n’r!

theStonerWitch

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