FORTY MOOSTACHY, THE – Three Rooms, Some Songs, The Show And a Suitcase Full of Bones

È giunta l’ora del disco di debutto per i vicentini The Forty Moostachy, traguardo raggiunto dopo una serie di ottime esibizioni dal vivo e una demo che già bastava per convincerci sulla qualità del progetto. Luca (voce, chitarre), La Giò (basso) e Nesh (batteria, tastiere) sfornano undici canzoni per 50 minuti di grande rock, non solo stoner. Certo, i riferimenti sono quelli (Kyuss, Queens of the Stone Age, Karma To Burn) ma qui dentro dimora di tutto, dal blues al garage, passando per psichedelia, folk, vibrazioni desertiche e quel suono alternative che tante band ha formato durante gli anni ’90.Si viaggia a velocità sostenuta quando partono le note di “Dead Man in the Bathroom”, cifra stilistica significativa del trio: potenza, melodia, costruzione sghemba e ammiccante. Schema che permea anche le bellissime “The Pupil”, “Jimmy the Cat” e “Pink Little Toffee”, brano conclusivo che se fosse cantato da John Garcia diventerebbe immediatamente nuovo inno stoner. “Where Is the Man?” e “Rouge Foulard” sono strumentali belle grezze e trascinanti, che ammaliano con un sound teso, voluttuoso e vibrante. “Made of Bones” colpisce per le sue ritmiche sincopate, “The Man Is Running Fast (reprime)” spezza invece l’atmosfera con il suo mood acustico da Texas durante l’estate, un motel nel bel mezzo del deserto, birra fresca e voglia assoluta di libertà. Così come “The Man in the Car (Reprise)”, che inquieta con note sinistre di pianoforte e dei coretti tanto innocenti da apparire assassini.
D’altra parte di cosa stiamo parlando, bastano tre stanze, un pugno di canzoni, uno spettacolo, una valigia piena di ossa e il gioco è fatto.

Alessandro Zoppo