FUNERAL – From These Wounds

I Funeral sono tra quelle poche band che hanno ragione nel suonare quello che suonano. Provenienti dalla fredda Norvegia, sono tra i pionieri del cosiddetto funeral doom e sono attivi dal 1991. Da quel lontano anno è successo di tutto: tanti demo a tirature bassissime, mini cd, alcuni album degni di nota come “Tragedies” del 1995 e “In fields of pestilence grief” del 2002, diversi cambi di line-up, la scelta di optare per una voce femminile – ne cambiano tre nel corso degli anni – e tutt’ora ci risulta essere la prima doom band ad aver intrapreso questa strada. Ma due tragedie arrivano rispettivamente nel 2003 e nel 2006, il primo anno segna il suicidio del bassista/compositore Einar Frederiksen, mentre nel secondo il chitarrista Christian Loos viene trovato morto nella sua casa in Norvegia.Tuttò ciò sconvolge la band nel profondo, ma non ne intacca la vitalità, e con una nuova line-up, tornando alla voce maschile, ci regalano un album di infinita bellezza.
Ed è proprio la voce di Frode Forsmo una delle sorprese di questo “From These Wounds”. Sempre sobrio e puntuale, oscuro narratore dell’incombente destino. Ma tutto il resto non è da meno: ritmi lenti e disperati, mai un accenno di speranza, tastiere soavi e pregne di dolore, chitarre evocative e funeree; tutto ciò che serve è qui.
Sette brani per quasi un ora di durata, vi accompagneranno nelle vostre notti più buie.
“This barren skin”, con i suoi cori angelici posti in apertura, colpisce subito per carica drammatica ed emotiva, con un refrain dalla bellezza incommensurabile, di quelli che scavano dentro. Difficile trovare brani qualitativamente bassi, soprattutto per gli amanti di certe sonorità. La bellissima “The architecture of loss” ricorda in diversi punti i migliori My Dying Bride, e regala atmosfere da processione funebre dalle sulfuree melodie orchestrate dall’ugola di Frode. Alcuni richiami anche ai Katatonia e ai Candlemass più introspettivi – rispettivamente nelle ottime “Vagrant God” e “Pendulum” – soprattutto sotto il profilo chitarristico.
“From These Wounds” è un album maiuscolo, per una band che dopo tanti anni e troppe difficoltà, ha finalmente l’opportunità di avere la visibilità che merita.

Davide Straccione

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