GANDHI’S GUNN – Thirtyeahs

Heavy rock for heavy people è il motto dei Gandhi’s Gunn, giunti finalmente al disco d’esordio dopo un paio di demo che lasciavano ben sperare per il loro futuro. Ed in effetti proprio di musica pesante si tratta: lo stile del gruppo genovese è un heavy rock robusto e a tratti ossessivo, influenzato da grossi calibri dello stoner quali Orange Goblin, Corrosion of Conformity e Clutch. Dalla loro i Gandhies hanno una sezione ritmica coriacea (Maso al basso, Enri alla batteria), l’aggressivo lavoro di riff svolto da Scazzi e soprattutto la voce di Hobo, tra le migliori ascoltate in questo genere in Italia negli ultimi anni. Stentorea, avvolgente, capace di cambiare registro con scioltezza.Pezzi come “Overhanging Rock”, “23 Bodies” e “Club Silencio” sono bordate dirette e massicce: il rock come viene suonato da chi ha passione e grinta. E soprattutto ci mette il cuore. Episodi più melodici (“Going Slow”, “Lee Van Cleef”) si alternano in modo sapiente, allo stesso modo delle incursioni lunari, notturne e psichedeliche di “Man of Wisdom” e “A Night So Long”. C’è ancora qualcosa da migliorare per poter esplodere definitivamente (qualche ulteriore variazione e il totale distaccamento dal modello americano?), perché lo stoner spesso è associato ad una idea di musica stantia e ripetitiva. Proprio a band come i Gandhi’s Gunn è affidato il compito di confutare questo assioma.
Come si suol dire: gente con la barba il ciel l’aiuta.

Alessandro Zoppo

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